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RECENSIONE Triangle Magellan Duetto

Pubblicato il: 03/11/2026 18:03:00, nella sezione Recensioni

Diffusori da stand Triangle Magellan Duetto 

Seguono i commenti del recensore amatoriale esperto presso lo showroom Consound.

Ascolti effettuati a inizio dicembre, con clima freddo ma non troppo e sempre più o meno piovoso. I diffusori ci sono pervenuti usati ma in ottimo stato; li abbiamo considerati ampiamente rodati, ovviamente, e li abbiamo ascoltati con attenzione immediatamente dopo averli connessi al resto della catena. All’inizio li abbiamo accoppiati male, ottenendo un suono che tendeva all’isterico; sistemando alcune cose abbiamo poi ottenuto risultati molto interessanti, anche se forse non per tutti. Sappiamo con certezza di nostri clienti che li hanno graditi parecchio. Da subito è emersa la necessità di prestare estrema attenzione ai dettagli di tutta la catena, per far suonare questi diffusori in modo soddisfacente, almeno per le nostre orecchie. Più ci si lavora meglio si riesce a farli suonare, direi.

Commenti di tipo soltanto “pratico” sui diffusori Triangle Magellan Duetto.

Abbiamo avuto modo di ascoltare i diffusori francesi da stand Triangle Magellan Duetto, i predecessori della più recente versione che aggiunge il suffisso 40th, suppongo sottinteso Anniversary. La versione non 40th che abbiamo ascoltato sembra differire dalla 40th essenzialmente per il tweeter e per la componentistica interna, anche se non ho trovato più di tante informazioni, al riguardo. Il costo di questi Duetto non 40th è, o era (non ho capito se siano tuttora in produzione, ma credo di sì), di 5890 Euro di listino. Si tratta di diffusori da stand a 2 vie con bass-reflex posizionato sul frontale: una doppia apertura circolare piazzata in basso. Una peculiarità di questo progetto è il tweeter caricato da una tromba, che viene dichiarata specialmente curata per “limitare la direttività, ovvero la caduta fuori asse del livello delle alte frequenze. Insieme al rifasatore, questa combinazione consente di linearizzare la risposta in frequenza.” (sito Triangle, traduzione di Google). Io da questa frase non proprio cristallina, che fa uso della negazione di una negazione, credo di capire che la tromba permette una emissione più aperta rispetto all’asse del tweeter, ossia che aumenta l’apertura del cono di buona udibilità delle onde acustiche in alta frequenza, cosa che oltre a linearizzare la risposta in frequenza, come sostengono quelli di Triangle, credo che permetta ascolti decenti anche a persone non collocate nel cosiddetto sweet spot, ossia il punto di ascolto privilegiato nel quale si ottengono immagine e focalizzazione ottimali. Credo soltanto, ovviamente, e OK, stiamo perdendo tempo. Però non so nemmeno quale sarebbe l’obiettivo ideale, perché non so se emettere di più o di meno fuori asse sia un pregio o un difetto in assoluto, per un tweeter. Insomma: c’è una tromba che limita la direttività, ossia migliora l’emissione fuori asse, e tanto mi deve bastare. Il costruttore dichiara una impedenza media di 8 Ohm e una impedenza minima – bella cosa da sapere, se si vuole realmente capire quanto il carico visto dall’amplificatore sia o meno difficile – di 3.4 Ohm, aggiungendo per chiarezza che l’impedenza media è stata misurata a 1 Hz e la minima a frequenze “basse”. La sensibilità dichiarata è di 88 dB/1W/1m. Si direbbe di aver a che fare con un carico relativamente facile e che non dovrebbe creare problemi particolari all’amplificazione, almeno dal punto di vista puramente elettrico. Altre informazioni su questi diffusori peraltro abbastanza ben conosciuti si trovano facilmente anche in rete, per esempio a partire dal sito del produttore

https://trianglehifi.com/products/magellan-duetto-40th

Per aggiungere altre notizie, sempre nel sito di Triangle si legge che il cablaggio interno è Audioquest, e che i loro prodotti, questo compreso, sono interamente progettati e fatti a mano – tutto: dal mobile agli altoparlanti – in Francia, a Soissons. Sempre sul sito Triangle questi Duetto sono dichiarati una prima volta ottimali per locali minori di 30 metri quadrati (il nostro è più grande), e in altre due occasioni come inseribili di preferenza in locali da 15 a 40 metri quadrati. Trattandosi di diffusori da stand seppure non piccolissimi direi, del tutto a occhio comunque, che 40 metri quadrati mi sembrerebbero tanti per un ascolto ottimale, ma questi diffusori suonano effettivamente belli forti anche nel nostro locale più grande. I morsetti per i cavi di potenza sono collocati in modo ben accessibile anche per chi utilizza cavi grossi, sono piuttosto belli e solidi, permettono il biwiring e, se a questo si vuole rinunciare, sono dotati – almeno credo: a noi così sono arrivati – di ponticelli molto curati e sfiziosi. La sola cosa un po’ fastidiosa, ma forse solo per noi che abbiamo dovuto svitarli e avvitarli diverse volte per passare dal bi-wiring al mono-wiring e quindi scollegare e ricollegare i ponticelli, è che la filettatura dei morsetti medesimi è veramente lunga eterna senza una ragione apparente, e serve una quantità di tempo per rimuoverli del tutto e poi riavvitarli del tutto. Sciocchezze, naturalmente. Dal punto di vista estetico sono prodotti un po’ più interessanti della media: la finitura appare lussuosissima, la forma è particolare, data la sezione a ellisse con le due estremità più lunghe tagliate, il peso è abbondante (17 Kg l’uno) e le dimensioni non proprio minuscole: sono alti 46 cm, e profondi in proporzione. Richiedono basi d’appoggio belle solide; la Triangle al riguardo propone delle basi dedicate, che noi non avevamo, dal costo notevole (999 Euro di listino) e dall’estetica molto particolare, che a me, almeno a giudicare dalle foto, piace parecchio. La forma sia dei diffusori che degli stand è, come dico, abbastanza fuori dal comune, ma ignoro se sia una pura questione di estetica – qui comunque ben riuscita, almeno per i miei gusti – oppure se sia funzionale all’ottimizzazione della resa acustica. Spero che si tratti del secondo caso … sennò mi domando con un po’ di angoscia quale sarà stata la parcella del designer e quanto questa abbia inciso sul costo finale dei diffusori, magari al solo scopo di ridurre il famigerato WAAF. In ogni caso, ripeto, abbiamo a che fare con prodotti – sia i diffusori che gli stand dedicati, e soltanto secondo il mio modestissimo parere, ovviamente – molto curati e molto gradevoli alla vista, che molti di noi potrebbero considerare anche eleganti complementi di arredo.

Impressioni generali sul suono dell’impianto nel locale d’ascolto.

Abbiamo iniziato gli ascolti semplicemente collegando i diffusori a quanto già presente nella nostra saletta di ascolto più grande e inserendoli nella catena di livello più alto a disposizione in questo momento. Quindi streamer/DAC con controllo di volume e da qui direttamente a un finale estremamente veloce e dettagliato. Lo streamer era pilotato da Roon e in Roon abbiamo da subito attivato il DSP per rimuovere il paio di basse frequenze alle quali il locale purtroppo rimbomba parecchio. In questi primi ascolti abbiamo utilizzato un cavo di potenza relativamente economico ma molto valido in relazione al prezzo. Risultato: un suono decisamente chiaro e aggressivo, quasi “isterico”, che un po’ mi ha ricordato certi diffusori francesi dei tempi andati. Questo tipo di timbrica metteva decisamente in secondo piano tutta la parte bassa e mediobassa dello spettro di frequenze, oltre tutto. Abbiamo quindi deciso all’istante di apportare modifiche sostanziali, sia alla catena che al posizionamento dei diffusori, che inizialmente non forniva nemmeno una messa a fuoco accettabile. Siamo passati a un finale comunque generoso e capace, ma dalla timbrica leggermente più ambrata, e abbiamo inserito cavi di potenza molto superiori ai precedenti e in bi-wiring, perdendo un sacco di tempo, come detto, per rimuovere e poi riavvitare i ponticelli fra i morsetti a causa della filettatura lunghissima dei morsetti medesimi. Subito le cose si sono decisamente riequilibrate, facendoci capire di aver a che fare con diffusori molto sensibili al setup complessivo. La timbrica resta comunque sempre molto chiara e aperta, e la riproduzione complessiva tendente al frizzantino, anche se con una grana di medioalto e alto non proprio finissima. Il contenuto in bassa frequenza è notevole per il litraggio dei diffusori e i woofer utilizzati, e nient’affatto male perché soprattutto ben teso e supercontrollato. Purtroppo presente in quantità sufficiente a rendere necessario, nella nostra saletta un po’ sfortunata, l’intervento del DSP, senza il quale i modi propri del locale venivano comunque eccitati in modo sgradevole. Questi Triangle producono un suono molto veloce e con tanta macrodinamica, adatto, direi, a chi ascolta musica ruspante e di impatto. La scena acustica è ampia e profonda, la messa a fuoco ottima, tutto è molto chiaro e in bella evidenza, forse non super raffinato ma decisamente apprezzabile. Abbiamo rapidamente cercato di verificare se fosse il cambio di ampli o di cavo ad apportare le differenze di cui abbiamo parlato, e abbiamo lasciato il secondo finale rimettendo i cavi di potenza economici. Immediatamente siamo tornati a un suono più appiattito e più banale, povero, quasi sciatto … sempre intendendo tutti questi termini come grandemente esagerati solo per tentare di farmi capire. Non abbiamo provato il primo ampli col secondo cavo. Sembra comunque che questi diffusori siano sensibili un po’ a tutto, se reagiscono in modo così evidente già solo a un cambio di cavo di potenza, e la cosa a mio parere, e per la mia esperienza, indica sempre prodotti di classe, in via indipendente dalla personalità di ciascun oggetto. Ricordando altri diffusori della stessa classe di prezzo e con caratteristiche soniche dello stesso tipo di questi Duetto, diffusori che abbiamo ascoltato nella stessa catena poco tempo fa, direi che si ritrovano alcune caratteristiche timbriche – la tendenza a un suono aperto, chiaro e dettagliato – ma che si riscontrano differenze importanti. I Triangle hanno un impatto in bassa frequenza molto più soddisfacente, ma non competono con gli altri in termini di raffinatezza e di ampiezza della scena acustica. Questi Duetto hanno un limite, almeno per i miei gusti abituati a tutt’altro tipo di impostazione, in un filino di ruvidità, di grana grossa, di aggressività, almeno con i componenti utilizzati nelle nostre prove. Chissà come suonerebbero con un amplificatore valvolare molto morbido tipo certi Jadis o certi vecchi Sonic Frontiers, per nominare solo i primi due che mi vengono in mente? A me sembra abbastanza probabile che le impressioni di cui parlo in queste righe potrebbero ribaltarsi, vista la sensibilità estrema che questi diffusori sembrano mostrare, con altre catene in altri ambienti. E tanto per avvalorare questa mia sensazione, vedo, nelle foto pubblicate sul sito Triangle, amplificazioni Octave (danesi a valvole), Primare, Accuphase e Audio Research … un suggerimento queste foto – se non sono state organizzate con criteri soltanto reclamistici – lo danno eccome, mi sembra. Abbiamo poi effettuato un confronto per la verità alquanto veloce con diffusori da stand del tutto diversi come impostazione, e dal costo pari a quasi un terzo dei Triangle (la ragione di questa scelta per me rimane un po’ un mistero glorioso ma così mi è stato indicato di procedere da Stefano), ma dalle prestazioni a nostro parere molto superiori alla loro classe di prezzo su diversi parametri. Questi nuovi diffusori suonano molto più piano, molto più scuro, con un basso molto meno controllato dei Triangle: un suono, al confronto, un po’ impastato e con un mediobasso più in evidenza confronto alla chiarezza estrema dei Triangle, a cui sono decisamente inferiori per questo aspetto. L’immagine e la messa a fuoco sono equivalenti, a onore dei meno costosi diffusori di confronto. E invece questi ultimi vincono addirittura, secondo me, in termini di raffinatezza, setosità e senso di realismo, specie con la classica. Hanno meno impatto, sono senz’altro meno spettacolari, ma si battono alla grande su altri aspetti, e qui si va naturalmente su questioni di gusti individuali. Abbiamo infine sostituito la sorgente digitale, veramente troppo superiore alla classe del resto della catena, con una diversa di costo più proporzionato, mantenendo cavi e finale che ci avevano dato la maggior soddisfazione in precedenza. La qualità del risultato complessivo è stata ovviamente assai inferiore, ma il primo streamer costa sei volte e mezzo il secondo, offrendo le stesse funzioni tranne un software dedicato che invece il secondo ha, non proprio intuitivo ma ben funzionante quando si capisce cosa si deve fare. Con lo streamer più economico l’ampiezza della scena acustica si è ridotta e il suono in generale risulta molto meno luminoso e rotondo, finendo per sembrare quasi asciutto. Questo secondo streamer, che pure è una gran bella macchina per il costo a cui viene proposta, e di cui spero di parlare fra non molto, e questi Triangle Duetto semplicemente non mi sembrano fatti uno per l’altro, almeno nella catena in cui li abbiamo inseriti. Una ulteriore indicazione di quanta attenzione si debba prestare nel comporre la catena audio con cui pilotare questi diffusori. Infine, ma veramente per poco tempo, abbiamo inserito uno streamer/DAC di classe assolutamente economica, ottenendo un risultato abbastanza sorprendente che mi sembra interessante commentare. Nonostante il costo quasi ridicolo di quest’ultima sorgente, io direi tuttavia che questo sia stato il miglior accoppiamento con i diffusori francesi nella nostra catena di ascolto, nel nostro locale e per le mie orecchie, perché questo streamer/DAC assolutamente economico produceva un suono che tendeva a smussare certe ruvidezze dei Triangle, e riusciva complessivamente più rotondo e musicale di quello ottenibile con le prime due sorgenti, e soprattutto con la seconda un bel po’ meno costosa della prima ma dieci volte più costosa di quest’ultima. Il prezzo da pagare, specie in confronto alla costosissima prima sorgente, era una grana decisamente più grossa e una immagine alquanto più stretta, ma nel complesso l’accoppiata streamer supereconomico con diffusori così aperti ci è parsa molto interessante. I soliti misteri della audiofilia!

Conclusioni.

Ecco dei diffusori da stand molto interessanti specialmente per certi parametri, che piaceranno moltissimo a tante persone con gusti specifici sia sui generi musicali ascoltati sia sul tipo di suono più gradito. Diffusori che parrebbero avere un suono decisamente personale, ma che sono anche estremamente sensibili a cavi ed elettroniche. Quindi a me sembrano tutto sommato dei gran bei prodotti di classe, anche se non proprio superneutri e superequilibrati come io normalmente prediligo. Con questi Duetto, a differenza che con altri loro prodotti da noi ascoltati in precedenza, la Triangle è un po’ tornata nella vecchia tradizione francese, direi. Non sono diffusori per tutti, ma per chi ascolta certi generi musicali e comunque per certi gusti sono decisamente appetibili, e vanno allora ascoltati, ponendo però molta attenzione a tutto il setup complessivo. Il costo è forse un po’ elevato per il suono che producono e per i miei gusti personali, ma d’altra parte costruzione e finitura sono assolutamente all’altezza, direi.

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Impianto audio formato da:

·         streamer e DAC Vermeer Three, con controllo di volume Leedh, pilotato da Roon. Molto velocemente, streamer e DAC Matrix TS-1 con controllo di volume, sempre via Roon. Ancora più velocemente, streamer/DAC WiiM Pro. In ogni caso, files su server dedicato con alimentazione Keces P14

·         filtro di rete LAN Network Acoustics fra PC e streamer con cavi LAN dedicati

·         finale di potenza Usher R-1.5 XLR; prima Leema Hydra Anniversary ma non adatto

·         cavi di segnale: Mit SL6XLR-1 1.5 m

·         cavi di potenza: prima monowiring con Reference Cables RPMC01, poi i miei Woodson/Zen in biwiring

·         diffusori di confronto: Audio Physic Classic 3 solo con i Reference Cables monowiring e solo con il finale Usher.


Locale d’ascolto a piano terra con pareti in muratura, pavimento su terra, dimensioni 8x4.5x3 circa, fortemente trattato con DAAD, Tube Traps e altri pannelli diffusori/assorbenti alle pareti e a soffitto. Acustica del locale in generale (ossia un po’ con tutti gli impianti che mi è capitato di ascoltarci) tendente all’asciutto e arioso con un problema di risonanze modali attorno ai 40 e ai 100 Hz.

Diffusori collocati a circa un quarto della lunghezza della stanza, puntati verso la parete più vicina, a circa 1.5 metri dalla posizione di ascolto e a circa 100 cm dalle pareti laterali. Orientati verso il punto di ascolto e inclinati in avanti sempre verso il punto di ascolto.


Seguono i commenti di Stefano (commerciale Consound)

Potrei semplicemente fare riferimento ai commenti summenzionati perché, di fatto mi trovo con praticamente tutto quanto esposto ma vorrei fare delle valutazioni integrative auspicando che possano agevolare il lettore nell’interpretazione generale.

Per quanto riguarda la realizzazione, poco da dire: è un prodotto veramente solido, ben realizzato e, almeno nella finitura visionata, addirittura lussuoso.     

I Triangle Magellan Duetto sono diffusori progettati con una cura costruttiva molto elevata, che si manifesta principalmente nella scelta dei materiali e nella struttura dei loro altoparlanti. Il tweeter, ad esempio, è una cupola da 28 millimetri realizzata in alluminio trattato. Questo materiale e il relativo trattamento, lo rendono leggero ma estremamente rigido, permettendo di ridurre al minimo l’inerzia e di ottenere una risposta lineare e dettagliata alle alte frequenze. Il tweeter è montato su un telaio metallico progettato per smorzare qualsiasi risonanza indesiderata, garantendo stabilità meccanica e pulizia nella riproduzione del suono.

Il woofer, dal canto suo, utilizza una membrana in fibra di aramide, scelta per la sua combinazione di leggerezza e rigidità. Questa membrana è sospesa da un surround in gomma che ne permette movimenti lineari e controllati. La bobina mobile, realizzata in rame e montata su un supporto resistente al calore, assicura che il woofer possa gestire variazioni di potenza senza deformazioni o perdite di prestazioni. L’intero telaio del woofer è rigido e accuratamente smorzato per evitare flessioni indesiderate che potrebbero interferire con la chiarezza del suono.

Il crossover, è costruito con componenti di alta qualità. Condensatori a film metallizzato, induttanze schermate e resistenze metal-film sono scelti per minimizzare perdite e distorsioni, mentre il montaggio interno su pannello isolato riduce le vibrazioni che potrebbero alterarne il comportamento.


Al mio orecchio il suono è vivace, grandemente contrastato e, considerato che si tratta di un diffusore da supporto sebbene non certamente micro, con un basso potente ed esteso, una gamma media viva e descrittiva molto ben amalgamata ad una gamma alta estesa, particolarmente informativa e precisa.

L’immagine è sviluppata in tutte le direzioni, svincolata dai diffusori con una eccellente messa a fuoco.

Si potrebbe parlare con gli stessi termini di tanti ottimi diffusori ma perché scegliere questi diffusori rispetto ad altri e ancor più perché spendere questi soldi invece che un decimo o il triplo?

Prima di tutto la qualità e la finitura del mobile non è avvicinabile da prodotti che costano significativamente meno. Per quanto poco possa interessare questo aspetto (a me molto poco se raffrontato alle pure prestazioni audio), al tatto e alla vista non c’è dubbio che questo è un prodotto ben più impegnativo di altri.

All’ascolto, rispetto ad un campione nella propria categoria come l’Audio Physic Classic 3 che su alcuni parametri offre prestazioni apprezzabili in senso assoluto, l’inerzia del mobile, il conseguente contenimento di risonanze indesiderate (soprattutto a volumi sostenuti) e non ultimo l’altoparlante utilizzato sulle più costose Triangle, si fanno tutti apprezzare in modo evidente per il modo in cui la gamma bassa è più estesa, potente controllata e scolpita. La capacità di coinvolgimento emotivo con musica impegnativa dal punto di vista della massa orchestrale è indubbiamente superiore a favore delle francesi. L’impatto e l’imperturbabilità nei pieni orchestrali inoltre non sono raggiungibili da prodotti meno impegnativi dal punto di vista economico, se non rinunciando ampiamente ad altro…e invece dove le tedesche prese a confronto sono rinomate per la ricostruzione scenica (normalmente superiore in maniera più o meno marcata rispetto ai pari prezzo) le francesi non cedono un centimetro sia dal punto di vista di dimensioni della scena che nella capacità di mettere a fuoco e sparire come sorgenti (pur mantenendo la superiorità nel contesto dinamico e di qualità della gamma bassa).

In gamma alta le cose cambiano e l’atteggiamento è diverso: molto informativo ma setoso e seducente quello delle tedesche (altro aspetto per il quale le Classic 3 sono superiori a tanti prodotti di pari categoria transitati in showroom), molto preciso, altrettanto se non più informativo, più luminoso ma spietato e rivelatore quello delle francesi che offrono un superiore contrasto ma allo stesso tempo una superiore granularità e di conseguenza un’apparente inferiore fluidità.

Questo tipo di approccio rende gli accoppiamenti delle Duetto più difficili rispetto alle Audio Physic confrontate. In talune circostanze potrebbe essere lamentata un’eccessiva sottolineatura con potenziale fatica di ascolto così come, però, una grandiosa trasparenza con partner particolarmente sinergici.    

Penso si possano trovare sostenitori dell’una o dell’altra versione in pari quantità.  

Salendo di prezzo nella concorrenza diretta, un prodotto assolutamente eccellente, riconosciuto e addirittura riverito quale le B&W 805D3 (al momento dell’ascolto è già in produzione la successiva D4) offre una ricostruzione scenica e una gamma dinamica di pari livello (eccellenti, una gamma alta e un dettaglio altrettanto spinto, una precisione altrettanto apprezzabile ma allo stesso tempo l’equivalente (se non superiore) rischio di abbinamenti non sinergici e una coesione con la gamma media inferiore rispetto alle francesi che per quant’altro non sembrano invece mostrare la corda rispetto alle eccellenti B&W. Pur consapevole che i prezzi dell’hi end sono ben poco giustificabili (se non rendendosi conto che i numeri ormai miseri moltiplicano l’incidenza dei costi fissi della filiera), considerando il costo delle D3 (alle quali, dal punto meramente sonico, alla fine ho preferito complessivamente le Duetto) o, ad esempio dell’eccellente Dynaudio Contour 20i esteticamente inappuntabile ma meno opulenta, nel suono più austera ma meno emotiva, più indulgente ma meno contrastata ed emozionante e (alle mie orecchie) nell'insieme quindi sonicamente a pari merito rispetto alle Duetto, ecco che il prezzo delle Triangle appare a questo punto concorrenziale rispetto ai prodotti di pari livello.                

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