Seguono i commenti del recensore amatoriale esperto
presso lo showroom Consound.
Ascolti
effettuati a fine settembre, con clima molto variabile e sostanzialmente umido.
Diffusori arrivati ampiamente usati e più che rodati, anzi: con alcuni
difettucci meccanici, tipo le viti, purtroppo del tipo Torx, che collegano gli altoparlanti
al mobile tutte allentate, e la morsettiera pure un tantino allentata nella
connessione col mobile. Sistemato tutto a priori – basta avere il cacciavite Torx
della giusta misura, che diversamente si rischia di fare danni anche importanti.
Senza il giusto cacciavite Torx non provateci a casa!
Commenti di tipo soltanto “pratico” sui diffusori ProAc SM100.
Non credo ci sia bisogno di presentare la ditta
inglese ProAc, che da tanti anni produce diffusori molto apprezzati in tutto il
mondo. Abbiamo avuto in negozio una coppia di diffusori SM100, e abbiamo avuto
il tempo di ascoltarli abbastanza per farci un’idea di come suonino in
relazione al resto della nostra catena di ascolto + ambiente, e in relazione
ovviamente ai nostri gusti. Purtroppo non abbiamo avuto il tempo di fare tutte
le prove che un po’ alla volta emergevano come indispensabili, dopo aver percepita
la forte personalità di questi diffusori, perché abbiamo dovuto restituirli
dopo troppo pochi giorni. In particolare, ci spiace di non aver potuto
sperimentare amplificazioni diverse, nel tentativo di trovare la sinergia che
più si adattasse ai nostri gusti; ma abbiamo fatto altri confronti che ci hanno
comunque permesso di valutare le prestazioni di questi componenti. I ProAc
SM100 sono un aggiornamento degli Studio 100, di cui mantengono il cabinet tale
e quale, con aggiornamenti su tutti i componenti interni. Si tratta di
diffusori da stand piuttosto grandicelli, di forma assolutamente anonima – un
parallelepipedo regolare e a spigoli vivi – a due vie con bass reflex
anteriore. Il loro costo di listino è di 4100 Euro per la coppia … francamente,
almeno secondo me, non facilmente giustificabili, almeno a prima vista. L’impedenza
nominale è dichiarata di 8 Ohm, e la sensibilità di 88 dB/1W/1m. Nel nostro
locale di ascolto, grande ma trattato acusticamente, non abbiamo avuto problemi
speciali a farli suonare forte senza mai portarli al limite. I morsetti per i
cavi di potenza accettano il bi-wiring, non permettono di capire facilmente
quale sia il positivo e quale il negativo, accidenti a loro, e non sembrano di
fattura proprio all’altezza del costo dei diffusori, secondo me. Oltre tutto
sono posizionati un po’ troppo vicini fra loro, e con certi cavi di potenza ci
si potrebbe trovare a mal partito. Gli altoparlanti sono ProAc, credo
realizzati in collaborazione con Seas ma non ne sono sicuro, belli da vedere,
con svariati accorgimenti tecnici di cui non mi sono interessato più di tanto.
I tweeter sono circondati da un sottile cerchio di spugna grigia a cui bisogna
prestare estrema attenzione perché si tratta di un materiale delicatissimo. Per
essere diffusori da stand sono decisamente pesantini: 12 Kg cadauno. Il
produttore li dichiara progettati espressamente come diffusori da studio (near
field monitor). Qualche informazione più approfondita su questi ProAc SM100,
oltre che nel sito di Consound, si può iniziare a trovare al link
https://www.proac-loudspeakers.com/products/studio-sm100/
e credo che, considerata la popolarità di ditta e
modello, si trovi in Internet un sacco di roba sugli SM100, sia in termini di
tecnica che di ascolti. Una loro caratteristica pratica che io trovo sempre un
pochino seccante, quando mi capita di incontrarla, è il tweeter non in asse col
woofer e quindi non al centro del frontale. Immediatamente ci si chiede se
questi tweeter asimmetrici vadano posizionati esterni o interni, e all’istante
si va sul sito di ProAc alla caccia di informazioni. La cosa rimane però
misteriosa, e anche cercando in rete in modo più generico non si trovano
informazioni chiare. La maggior parte di chi affronta il problema suggerisce di
collocare i tweeter internamente. Noi abbiamo iniziato dal contrario, ma dopo
averli scambiati direi che le cose sono migliorate come messa a fuoco e
dettaglio, senza perdere o migliorare sul resto, quindi li abbiamo lasciati con
i tweeter centrali rispetto ai woofer. Immagino che alla fine non ci sia una
regola generale da seguire, ma che si debba provare caso per caso l’interazione
con il proprio ambiente e con le proprie orecchie. Come dicevo, io comunque non
amo particolarmente trovarmi alle prese ANCHE con questa scelta, e potrei
capirla SOLO se il produttore l’avesse ben meditata e soprattutto ben spiegata
agli utilizzatori. In mancanza di indicazioni – almeno che io abbia potuto
reperire – da parte di ProAc, mi viene persino il dubbio che semplicemente il
tweeter non ci stesse, se collocato in centro sopra il woofer. Tuttavia si
trova in giro – io però ripeto di NON averla trovata nel sito di ProAc – l’indicazione
che l’asimmetria nella collocazione dei tweeter su ciascun frontale riduce gli
effetti nocivi della diffrazione sui bordi del cabinet (e negli SM100 tali
bordi sono a spigolo vivo, oltre tutto), spalmando tali effetti su diverse
frequenze e quindi riducendone il fastidio all’ascolto. Ma se questa considerazione
fosse vera e ben udibile mi aspetterei che tutti i produttori di diffusori si
affretterebbero a fare la stessa cosa … costa niente! E invece non è certo
questo il caso, che anzi la stragrande maggioranza dei diffusori, di qualsiasi
classe di prezzo, ha gli altoparlanti tutti rigorosamente centrati sul fronte
del mobile. A questo riguardo, insomma, mi restano forti dubbi, e a maggior
ragione quando il produttore non fornisce alcun tipo di istruzione precisa e
motivata. E fidarsi ciecamente dei forum, o in generale di quel che si trova in
rete, mi sembra una scemenza: quando si hanno questi dubbi senza poterli
risolvere su una base teorica o comunque seguendo informazioni affidabili, diventa
indispensabile provare direttamente in proprio. Come dico, dopo pochi ascolti noi
abbiamo preferito posizionare i tweeter centralmente per ottenere una migliore
messa a fuoco dell’immagine riprodotta. Per il resto, la collocazione in
ambiente di questi diffusori non presenta particolari difficoltà, e alla fine
risulta abbastanza standard, almeno nella nostra solita saletta di ascolto. A
questo riguardo ho trovato da qualche parte – non ricordo dove con precisione
ma non credo sul sito ProAc – istruzioni di angolare questi diffusori fino ad
avere il frontale puntato dritto verso il punto di ascolto senza poter vedere
nessuna delle pareti laterali, la scelta che alla fine abbiamo mantenuto. Forse
abbiamo usato stand un po’ troppo alti rispetto al nostro punto di ascolto, perché
i tweeter risultavano un po’ troppo più alti delle nostre orecchie; ma in
questo momento erano i soli disponibili.
Impressioni generali sul suono dell’impianto nel locale d’ascolto.
Abbiamo inserito i diffusori SM100 nella catena di
ascolto di livello alto attualmente a nostra disposizione, collocata nella
saletta più grande dello showroom, senza alcuno dei particolari interventi
sulla rete LAN di cui ci stiamo occupando per altri ascolti e di cui contiamo
di poter parlare fra non molto, quindi con uno switch di rete non di tipo
audiophile, con un cavo LAN Wireworld Starlight cat8 verso il server che contiene la libreria di
files musicali, e un cavo LAN Supra Ethernet CAT 8 plus dal server allo
streamer/DAC. Abbiamo utilizzato Roon per la gestione della musica, e abbiamo
sempre inserito la correzione dei modi propri in bassa frequenza del nostro locale
di ascolto tramite il software DSP fornito da Roon, però tarato in precedenza
su diffusori diversi da questi SM100. Questo potrebbe avere in parte
condizionato la nostra esperienza di ascolto. Purtroppo non abbiamo avuto il
tempo di indagare a fondo su questo aspetto, e comunque il suono che
ascoltavamo con il DSP inserito ci è sempre piaciuto parecchio di più che senza
DSP: ma la nostra saletta su certe frequenze è veramente fastidiosa, e con
diffusori generosi in basso come questi ProAc una correzione, qui da noi, è indispensabile.
Abbiamo ascoltato questi diffusori con due diversi cavi di potenza e anche a
confronto con altri diffusori che ci sembravano concorrenti ragionevoli. I
primi ascolti sono stati effettuati con cavi di potenza Reference Cables; da rimarcare
che sui diffusori i ponticelli fra i morsetti per poter usare cavi di potenza
in mono-wiring erano i Ricable Invictus Reference, che da soli costano di
listino oltre 200 Euro (!). Ignorando per adesso certe caratteristiche
timbriche che in effetti ci sono sembrate molto caratterizzanti nel suono dei
ProAc SM100 e di cui diremo fra poco, la sensazione principale, in questi primi
ascolti, è stata di “nulla di orribile e nulla di eccezionale”: tutto di
livello molto buono, ma senza picchi stratosferici su alcun aspetto particolare
e però anche senza gravi difetti che potessero veramente dare fastidio. La scena
acustica è adeguata sia in ampiezza che in profondità ma senza raggiungere
vertici raggiunti da altri diffusori anche della stessa classe di prezzo; gli strumenti
e le voci sono sempre ben distinti e individuabili, senza mai fare pasticci. La
macrodinamica e l’impatto sono senz’altro molto buoni ma anche in questo caso
senza raggiungere prestazioni eccezionali. Il suono risulta sempre estremamente
veloce e dettagliato su tutte le frequenze. Il punto di forza di questi diffusori,
a nostro avviso, risiede nella parte bassa delle frequenze, specialmente a
fronte del loro litraggio – restano pur sempre diffusori da stand: il basso mi
è apparso superiore sia come sostanza che soprattutto come articolazione alla
grande maggior parte dei diffusori da stand che abbiamo ascoltato in passato. Tuttavia,
il punto che a mio parere caratterizza maggiormente il suono complessivo degli
SM100, conferendo loro una personalità decisamente spiccata nonostante l’“aurea
mediocrità” di cui parlavo prima, è una timbrica molto asciutta, quasi
frusciante, se posso usare un termine così estraneo all’argomento nel tentativo
di farmi capire. Pur essendoci molta ricchezza di particolari, nel suono
prodotto da questi diffusori, io avverto un minimo di mancanza di trasparenza, un
eccesso di controllo su medie e medioalte che opacizza un filino – parlo di
sfumature, si badi bene – tutte le registrazioni allo stesso modo. In
concomitanza con questa peculiarità dell’emissione degli SM100, devo segnalare
una certa intolleranza alle incisioni non ben realizzate soprattutto in gamma
alta e altissima, perché con alcuni album – ma non con tutti, per fortuna – si
va vicino alla sensazione di un ascolto un po’ faticoso e monocorde, anche se
in realtà una vera fatica di ascolto, anche dopo diverse ore consecutive, non
si è mai manifestata. Dopotutto questi sono diffusori near field da studio … si
prevede di doverli ascoltare per lavoro per intere giornate, altro che fatica
di ascolto! Abbiamo poi sostituito gli SM100, lasciando tutto il resto
invariato, con diffusori da stand tedeschi che ci piacciono parecchio, che di
listino (ah, i listini … !) costano meno della metà dei ProAc pur essendo, a
nostro parere, di classe non troppo inferiore. La scena acustica ha guadagnato
un minimo di profondità e la timbrica, pur con una certa tendenza all’iperdettaglio,
risulta un pochino meno asciutta che con gli SM100, un filino più rotonda,
musicale, comunicativa. Invece la potenza e l’articolazione del basso mi sono
parse molto superiori negli SM100, che in effetti hanno una gamma bassa decisamente
notevole in assoluto, per un diffusore da stand. A questo punto abbiamo
sostituito i cavi di potenza passando dagli economici ma ottimi Reference Cables
ai Woodson/Zen in bi-wiring, quindi eliminando i ponticelli Ricable. L’impronta
generale si mantiene sia nei ProAc che nei diffusori di confronto. L’immagine
si mantiene sostanzialmente invariata. L’emissione però acquista un certo senso
di autorevolezza in più, e un minimo si ammorbidisce e diventa leggermente più
luminosa, il che con questi ProAc va molto bene per i miei gusti. Lo stesso
tipo di piccoli cambiamenti si riscontra anche con i diffusori tedeschi di
confronto. Con entrambi i diffusori, in sostanza, io preferisco i cavi Woodson,
ma siamo a 2500 Euro contro circa 300 Euro, si badi bene. Questo potrebbe
suggerire che gli SM100 siano oggetti di classe sufficiente a richiedere
attenzione a quel che ci si colloca a monte, il che per me è una caratteristica
assolutamente positiva: io detesto i componenti audio che suonano allo stesso
modo comunque li si interfacci e comunque li si ambienti. Tornando agli SM100,
considerando la peculiarità timbrica di cui dicevo, e che comunque rimane anche
con i cavi Woodson, varrebbe la pena di esplorare l’accoppiamento con altre
elettroniche dal suono più morbido, salvo il caso di preferire proprio questo
tipo di suono, peraltro affine a quello che ricordavo anche in modelli più
antichi di ProAc come gli Studio 1, che però ricordo ancora più asciutti, asettici
e meno musicali. In sostanza, a fronte di una prestazione complessivamente
molto buona un po’ su tutti i parametri il difetto principale degli SM100, per
i miei gusti e solo per i miei, si badi bene, è di avere troppa personalità:
suonano circa allo stesso modo un po’ con tutta la musica, senza assecondare in
pieno, come io preferisco, la varietà di incisioni esistenti. Ricordo lo stesso
difetto, almeno per me e usando un termine fin troppo pesante, con certi Vienna
Acoustics, ottimi diffusori che però per i miei gusti ci mettono troppo del
loro. A chi piace questo tipo di suono andranno perfettamente a genio, ma io
preferisco componenti più trasparenti, o meglio neutri. Va anche detto che forse
il nostro locale di ascolto era un tantino troppo grande per un diffusore
dichiarato progettato come near field monitor. Come sempre, del resto, ogni
componente audio va valutato e giudicato in ogni specifico insieme di
condizioni al contorno, e solo quel che ci piace nel nostro ambiente e nella
nostra catena meriterà di rimanere con noi. Ma bisogna comunque tener presente
che quel che da noi non proprio ci piace può benissimo darsi che suoni
divinamente in altri contesti. Bisogna sempre ascoltare e soprattutto mai farsi
condizionare dai pareri altrui.
Conclusioni.
Credo
che questi diffusori siano un pochino manichei: o piacciono o non piacciono,
senza vie di mezzo. Per come siamo riusciti a farli suonare nella nostra
saletta – ma probabilmente si può fare di molto meglio – ci sembra che vengano
proposti a un prezzo di listino un tantino troppo elevato per quel che offrono.
Io però sono digiuno di politiche commerciali della hi-fi e quindi ignoro i
prezzi reali che si possono spuntare per questo o quel componente: forse su
questi ProAc c’è più margine di manovra che, per esempio, sui diffusori
tedeschi con cui li abbiamo confrontati, che a metà del prezzo di listino
reggono senz’altro il confronto su vari aspetti. In ogni caso sono tanti gli
audiofili che adorano il suono ProAc in questa fascia di prezzo (un mio
carissimo amico ci è convissuto molto felicemente per decenni), e in effetti anche
per le mie orecchie, non del tutto in sintonia col suono ProAc in generale, questi
SM100 offrono prestazioni di punta quantomeno sul versante delle frequenze
basse, specie in relazione al litraggio. Non hanno difetti clamorosi e
soddisfano su vari fronti: diffusori quindi “tranquilli”, timbrica a parte,
senza picchi e senza nulla di cui vergognarsi. Per i miei gusti, però, con
troppa personalità propria. A me riesce difficile dire a priori a chi
potrebbero piacere e con quale musica. Secondo me non sono l’ideale per la
musica classica, specie di grandi dimensioni. Col rock e col pop mi sembra che
sia proprio una questione di gusti individuali, ossia di cosa ciascuno vada in
cerca nei propri ascolti. Forse sono adatti in particolare al jazz da camera,
ma anche qui si tratta di preferenze personali: si devono apprezzare certe caratteristiche
e non richiederne altre. Insomma: come sempre, prima di giudicare ascoltate con
le vostre orecchie!
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Impianto audio formato da:
·
server Roon per la gestione dei files audio residenti su HD di server
dedicato con alimentazione esterna Keces P14
·
streamer, DAC e controllo di volume Leedh Vermeer Three
·
finale di potenza Leema Hydra II Anniversary Edition
·
cavi di segnale: Mit SL6XLR-1 1.5 m
·
cavi di potenza: Reference Cables RPMC01, poi Woodson/Zen in argento in
bi-wiring
·
diffusori di confronto: Audio Physic Classic 3.
Locale d’ascolto a piano terra con pareti in muratura, pavimento su terra, dimensioni 8x4.5x3 circa, fortemente trattato con DAAD, Tube Traps e altri pannelli diffusori/assorbenti alle pareti e a soffitto. Acustica del locale in generale (ossia un po’ con tutti gli impianti che mi è capitato di ascoltarci) tendente all’asciutto e arioso con un problema di risonanze modali attorno ai 40 e ai 100 Hz.
Diffusori collocati a circa un quarto della lunghezza della stanza, puntati verso la parete più vicina, a circa 1.5 metri dalla posizione di ascolto e a circa 120 cm dalle pareti laterali. Orientati ma non troppo verso il punto di ascolto.
Seguono i commenti di Stefano (commerciale Consound)
Le ProAc SM100 sono diffusori monitor da supporto a due vie che evolvono il leggendario Studio 100, mantenendo il classico design "old school" ma con componenti rinnovati. Si distinguono per un nuovo mid-woofer da 1 pollice con sospensione in gomma e un tweeter a cupola di. La particolarità risiede nel crossover raffinato che punta ad una transizione fluida tra le frequenze e ad un’immagine sonora precisa ideale sia per il monitoraggio professionale che per l'alta fedeltà domestica.
Questi monitor vantano una risposta in
frequenza dichiarata come estesa dai 35Hz ai 30kHz, dato notevole considerate
le dimensioni compatte. Con una sensibilità di 88dB e un’impedenza nominale di 8
ohm, le SM100 si accoppiano idealmente ad amplificatori con potenza compresa
tra 30 e 150 watt, offrendo una riserva dinamica notevole. Il marchio ProAc ha optato
per il caricamento bass reflex frontale, una scelta tecnica che dovrebbe facilitare
il posizionamento in ambiente ma che almeno per i diffusori da pavimento di
questo costruttore inglese, di fatto costituiscono l’eccezione alla regola decisamente
troppo accreditata da parte degli appassionati.
Di contro il basso teso e potente di questo
modello da supporto è anche a mio parere uno dei maggiori pregi del prodotto.
Dal punto di vista delle prestazioni soniche
mi associo infatti in modo convinto alle lodi espresse dal nostro recensore esperto
relativamente alla gamma bassa. Trovo che contrariamente alla minore enfasi riservata
alla gamma bassa che leggo nelle prove di questo prodotto, il connubio tra
potenza e articolazione offerti sono a mio avviso, per questa categoria di
prezzo, assolutamente irreprensibili.
Il riconoscimento di una prestazione onesta ma
non eccelsa in gamma medio alta e nella ricostruzione scenica del nostro
recensore potrebbero essere stati un po’ condizionati dai diffusori di
confronto Audio Physic Classic 3 che eccellono proprio in questi specifici
parametri. I diffusori tedeschi però per impatto dinamico, macro-contrasto,
estensione e articolazione in basso hanno palesato una inferiorità netta
rispetto alle più costose Proac. La presenza in un altro impianto attivo nello
showroom Consound con diffusori molto più costosi quali ad esempio gli
Audiovector R3 arreté hanno pure contribuito a rilevare più facilmente gli aspetti
nei quali le peraltro ottime Proac non svettano.
Approfitto per suggerire di curare, subito
dopo l’ambiente di ascolto, le sinergie tra componenti ancor prima che il mero abbinamento
per categoria di prezzo.
Buoni ascolti da Consound!
Spedizioni in tutta Italia
Lun-Ven 15-18, Sab 9-12:30 15-19
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