Seguono i commenti del recensore
amatoriale esperto presso lo showroom Consound.
Finalmente un giradischi, e un giradischi del tutto tradizionale anche se di livello assolutamente entry-level, senza DAC incorporati, senza pre phono incorporati, senza altri ammennicoli a mio parere poco interessanti ma che di recente sembrano andare di moda. Essendo io stagionato, quando ascolto il vinile* probabilmente mi sembra un po’ di ritornare agli anni della gioventù – quando c’era solo il vinile, naturalmente** – e col vinile ho sempre la sensazione di ascoltare meglio che con qualsiasi digitale: più vivo, più corposo, più sostanzioso, più realistico, qualsiasi cosa ciò significhi. Facilmente è solo, o quasi, un effetto madeleine alla Proust, ma tant’è. Cercherò di chiarire in seguito alcuni aspetti di questa mia passione. La premessa mi sembra doverosa perché temo che questa mia inclinazione condizionerà tutto quanto mi verrà di dire – e me ne verrà tanto, ahimè – riguardo questi ascolti. Il giradischi è arrivato in Consound nuovo di fabbrica, con la testina già montata in ditta, e suppongo già regolata per VTA azimut eccetera. C’è stato solo da montare il piatto, la cinghia, il contrappeso del braccio e infine tarare il peso di lettura della testina che con quella in dotazione è di 1.75 grammi. La testina necessita di qualche ora almeno di rodaggio, altrimenti suona veramente troppo acida. D’accordo con Stefano abbiamo subito deciso, più che altro per nostra curiosità e per avere qualcosa di nostro da dire su una questione vexatissima, di proporre un confronto col suono ottenibile da uno streamer di livello di costo equivalente; e per equivalente intendo similmente entry-level, tenendo presente che per ragioni evidenti un giradischi entry-level deve costare ben di più di uno streamer entry-level. Un simile confronto è in realtà insensato a tutti gli effetti, perché già solo le sorgenti – da una parte quanto impresso sul vinile e dall’altra il corrispondente file audio, sia PCM che DSD – partono quasi certamente molto diverse, forse persino da master diversi o da rimasterizzazioni diverse: cose queste del tutto al di là delle nostre possibilità di controllo. Come dico, abbiamo comunque deciso di effettuare e poi commentare un confronto di questo tipo al solo scopo di levarci il gusto di dire cosa ci è parso ascoltando la stessa cosa – per così dire – prima da vinile e poi da file. Ripeto: questo confronto è veramente improponibile … ma lo proponiamo ugualmente, pensando che possa forse interessare quantomeno alcuni neofiti in preda a dubbi amletici. A mio avviso tutti questi risultati, relativi al confronto analogico-digitale, saranno fortissimamente soggettivi, forse più ancora che per le recensioni normali; e forse saranno più soggettive del solito anche le semplici sensazioni di ascolto del solo vinile su questo sistema entry-level. E sarei pronto a scommettere che gli stessi identici ascolti, qui in Consound e con la stessa catena audio, troverebbero metà persone con una idea e metà con l’idea opposta, se non ogni persona con una propria idea personale. Ma qui sta il bello della faccenda …
Commenti di tipo soltanto “pratico” sul giradischi New Horizon 101 con testina Audio-technica AT-91R.
New Horizon è una azienda
italiana con sede vicino a Todi, in Umbria, che da tempo produce soltanto
giradischi e relativi accessori. A me sono sempre piaciute le ditte che si
specializzano in componenti singoli, piuttosto di quelle che propongono
cataloghi sterminati con un po’ di tutto; ma sono pareri personali. New Horizon
ha attualmente in catalogo una decina di giradischi che partono da circa 500
Euro di listino, braccio e testina compresi, per arrivare al modello top di
gamma che costa circa 6000 Euro di listino, braccio compreso ma, per fortuna,
senza testina. Come per altre aziende, nazionali o meno, si tratta di una
realtà relativamente poco conosciuta, per un motivo o per l’altro e tipicamente
come conseguenza di politiche di marketing, ma che tuttavia offre prodotti dal
rapporto qualità/prezzo a mio parere spesso superiore a tanti concorrenti ben
più blasonati o meglio più abili a sfruttare la logica di mercato che
imperversa in questi tempi. Ho ascoltato negli anni diversi modelli di
giradischi New Horizon e li ho sempre trovati assolutamente interessanti e in
grado di fornire prestazioni superiori alla media della fascia di prezzo a cui
venivano proposti. Nella presente occasione ho potuto trascorrere diverse ore
in compagnia del modello entry-level in questo momento, ossia il 101, un giradischi
fornito con braccio e testina pure entry-level, ma purtuttavia un onestissimo prodotto
del tipo audiophile puro, quindi con uscite RCA a basso livello – niente
cavetti economici che escono dalla base e non sono facilmente upgradabili –, quindi
un giradischi che richiede un pre phono e relativa preamplificazione ed
equalizzazione per suonare regolarmente. In questa fascia di prezzo – si parla
di circa 500 Euro tutto compreso – è oggi frequente trovare giradischi a mio modestissimo
avviso troppo orientati al mercato cosiddetto moderno, dei giovani che non
vogliono complicarsi la vita (ma allora perché rivolgersi al complicatissimo
vinile? forse per fare colpo su certi membri del sesso opposto? ah … il mercato
… ), con convertitore incorporato e uscita digitale, ovvero con pre phono
incorporato, e cose simili. Qui nulla di tutto ciò: un semplice giradischi completo
di braccio e di testina MM (Moving Magnet) che esce a 3.5 mV a 1 Hz e a 5
cm/sec. Devo subito osservare che nei 500 Euro non è compreso un coperchio
parapolvere, che però si può acquistare separatamente per circa 90 Euro
aggiuntivi – decisamente sproporzionati al costo del giradischi, secondo me – e
che a mio modesto avviso è del tutto inutile per come è disegnato: una semplice
lastra di plastica, piuttosto spessa per la verità, che si appoggia sul piatto
infilando il perno in un apposito foro, e poi è sagomata a gradino per passare
sopra il braccio. Un design che lascia del tutto esposta alla polvere tutta la
base del giradischi: carino da vedere, forse, ma come forse avrete capito
l’estetica, nei prodotti audio, non è la mia priorità. Per collegare il 101 al
resto della catena audio serve in primis un cavo di segnale che dovrà/potrà
essere in qualche maniera selezionato in accordo con i propri gusti musicali, e
poi è richiesto o un integrato con preamplificatore phono MM incorporato, come
quello che abbiamo utilizzato noi in questi ascolti, oppure un pre phono
separato e tarabile sia per la tensione di uscita che l’impedenza di ingresso
standard per una testina MM, ossia 47 kOhm. L’aspetto di questo 101 è
abbastanza tradizionale anche se con qualche minima concessione al design, che
lo rende meno anonimo di altri concorrenti. La base è a singolo plinto. Il
pulsante di avvio è piccolino e un po’ troppo rigido, ed è pure collocato in
una posizione abbastanza assurda, dietro il piatto accanto alla torrettina del
braccio: a seconda della collocazione del giradischi nel proprio ambiente può
risultare decisamente scomodo da raggiungere, e si può rischiare di toccare il
braccio o di picchiare sulla cinghia della trasmissione che tende a saltare via
con una certa facilità. Sul retro della base c’è la presa per l’alimentatore
esterno, che è piuttosto grossino visto che fornisce al motore del giradischi
24 Volt in alternata; ci sono poi i connettori RCA di uscita, di qualità
standard ma certamente molto meglio del cavo saldato internamente e non
sostituibile se non da esperti. Non esiste un terminale di massa, non so
perché, ma devo dire che con la testina in dotazione e con l’integrato che
abbiamo utilizzato il sistema non produce alcun rumore di massa, seppure
minimo. Tuttavia mi rimane il dubbio che con altre testine, magari MC, e/o con
altri pre phono, qualche problema con le masse potrebbe saltar fuori. La
trasmissione è a cinghia, che si collega da un lato a una puleggia in plastica
dall’aria un po’ triste con due diversi diametri per selezionare la velocità di
rotazione del piatto. Ricordo, solo per i meno esperti, che il diametro minore della
puleggia corrisponde ai 33 e 1/3 giri/minuto, e il diametro maggiore
corrisponde ai 45 giri/minuto; per ricordarsene facilmente basta pensare alle
corone di una bicicletta, e in particolare pensare che la puleggia di un giradischi
corrisponde alla corona anteriore, posta sui pedali, che più grande è più
veloce fa correre la bicicletta a parità di tutto il resto. La cinghia in
dotazione è sottilissima, spero per qualche buon motivo, e francamente non ha
l’aria di poter durare tanto a lungo. Il piatto è in metacrilato alto 1 cm, e
la sua conformazione fa sì che spesso, nel sollevare il vinile a fine ascolto,
si prenda per sbaglio anche la cinghia stessa, che va poi rimontata … il che è
abbastanza fastidioso. Il piatto, almeno che io sappia, non ha un tappetino in
dotazione, e nemmeno un clamp. Io dopo pochi ascolti ho aggiunto un tappetino
un po’ di cavalleria, e la riproduzione mi è subito parsa un po’ migliorata,
con un suono più morbido e naturale. Non ho provato alcun clamp per mancanza di
disponibilità. Il braccio in dotazione è
da 8.6 pollici, è in alluminio a sezione circolare alquanto esile, privo di
antiskating, e sembra fatto con componenti Pro-Ject. Informazioni più
dettagliate sul giradischi si possono reperire, in prima battuta, nel sito di New
Horizon:
https://www.newhorizonaudio.com/it/101-2/
È forse il caso di aggiungere che
probabilmente sono stato fin troppo critico nelle precedenti note sull’utilizzo
di questo giradischi. Per 500 Euro, braccio e testina compresi, credo che in
realtà sia difficile poter avere più di quanto offerto da New Horizon con
questo modello, e ho soltanto voluto chiarire che da un giradischi così
economico, seppure appartenente a pieno diritto al mondo dell’audiofilia, non
ci si deve aspettare la perfezione. Ho voluto segnalare diversi aspetti che mi
sono parsi perfettibili, ma che probabilmente sarebbero perfettibili soltanto a
costi ben superiori. Credo che sia comunque bene avere sempre le idee chiare su
cosa si stia acquistando, sia per 500 che per 500mila Euro; in questo caso si
investono i propri soldi in una macchina magari non perfettamente
ingegnerizzata per certi aspetti ma che, come vedremo fra poco, fornisce un
suono che a mio parere supera di parecchio il livello medio del proprio prezzo;
e per me è il suono quel che conta. Per terminare, due parole sulla testina in
dotazione, una Audio-technica AT-91R da ben 32 Euro di listino se acquistata
separatamente. Le caratteristiche tecniche di questa MM si possono trovare sul
sito Audio-technica:
https://www.audio-technica.com/en-eu/at91r
ma credo che qui sia utile citare
soltanto il peso di lettura, che come ho già detto è indicato essere di 1.75
grammi. La testina arriva già montata e tarata; mi è capitato di montare e
tarare altre testine come questa su altri bracci, senza trovare difficoltà
particolari. Il solo commento che mi viene spontaneo, al riguardo, è che quelli
di New Horizon secondo me in qualche modo danneggiano l’immagine del loro
giradischi, accoppiandolo a una testina di livello così basico, come se il
giradischi stesso, seppure basico a propria volta, non meritasse di meglio.
Capisco perfettamente la necessità di ridurre i costi all’osso, ma io avrei
piuttosto proposto questo apparecchio senza testina, per quanto anche con la
AT-91R si ottengano risultati ottimi per la fascia di prezzo. Tutti i
giradischi New Horizon che ho potuto ascoltare erano in grado di far suonare in
modo assolutamente adeguato testine di livello anche alto, MC comprese, e non
sono sicuro che provare ad attirare i possibili clienti con una testina di costo
minimo sia una buona idea. Ma sto parlando del tutto a vanvera, ovviamente, che
di politiche commerciali sono completamente digiuno.
Impressioni generali sul suono
dell'impianto nel locale d'ascolto.
Inizio commentando il suono
fornito dal solo giradischi, inserito in una catena solo in parte adeguata al
suo costo veramente minimo: un integrato, dotato sia di ingresso phono MM che
di DAC interno, di livello superiore a quello del New Horizon 101, e diffusori
da pavimento invece del tutto adeguati, di costo minimo ma di prestazioni a
nostro avviso eccellenti in senso assoluto per svariati aspetti. Abbiamo
ascoltato diversi album, dei quali due dichiaratamente audiophile, della ditta
Opus 3, e altri assolutamente standard, dal livello tecnico decisamente
variabile e tutti con una lunga e onorata carriera alle spalle sia in Consound
che a casa di Stefano. Come ho già detto, la testina richiede rodaggio, e noi
l’abbiamo lasciata suonare a impianto spento per forse 5 ore. Anche dopo questo
breve rodaggio ci sembrava che in generale il suono che si otteneva fosse un
po’ troppo freddo, e abbiamo inserito un tappetino di emergenza fra piatto e
album. Dopo qualche ulteriore ora le cose si sono stabilizzate e l’ascolto è
diventato decisamente gradevole un po’ sotto tutti i punti di vista, e quasi
eccellente in relazione al costo della catena ma soprattutto di sorgente e
diffusori, che in tutto stavano sotto i 1000 Euro di listino. Ripeto quanto ho confessato
all’inizio: io ho una violenta parzialità verso il suono del vinile, che
condiziona per forza le mie sensazioni. E anche questa volta, con un giradischi
e una testina entry-level, ho ritrovato la corposità, la presenza fisica, il
realismo e la vita che ormai automaticamente associo al suono analogico. La
sensazione che invece posso subito riferire senza patemi, visto che si tratta
di cosa oggettiva e indipendente dai miei gusti e dalle mie reminiscenze
personali, è che il setup di questo New Horizon funziona perfettamente: anche
con album piuttosto maltrattati, al di là di tic e toc e di fruscii assortiti
la musica è uscita perfettamente controllata e solida, rassicurante, senza
distorsioni da cattivo tracciamento, anche negli ultimi solchi, notoriamente
fastidiosi per sistemi mal tarati o peggio mal progettati. Questa sensazione di
sicurezza io l’ho sempre avuta da tutti i modelli di New Horizon che mi è
capitato di ascoltare; ricordo al contrario tanti giradischi, soprattutto del
passato, quando la progettazione e la taratura, ma anche la capacità di
tracciamento tout-court, erano molto meno curate, darmi sensazioni
fastidiosissime dovute all’emissione di suoni distorti in vario modo. Qui tutto
è decisamente a posto, il che è essenziale prima ancora di valutare le caratteristiche
più soggettive. Questo 101 emette un bel suono tipicamente analogico, con
spigoli vivi, senza smussature, senza certe dolcezze un po’ artificiali del
digitale, e un suono comunque vagamente “imperfetto”, già solo per la natura
stessa del mezzo utilizzato, che però a me lo fa sembrare più verosimile, e
quindi più gradevole del digitale. Vorrei provare a spiegarmi meglio, per non
essere preso per matto. Quando ascolto musica dal vivo, di qualsiasi tipo, ho
sempre – e dico sempre – la sensazione che esistano imperfezioni di vario tipo
e di varia entità in quel che sento. Non parliamo dell’esecuzione, che è spesso
molto imperfetta ma ovviamente non conta in questo contesto, ma della qualità
del suono che giunge alle mie orecchie. Tante volte, in effetti, la qualità
puramente audio del suono dal vivo è proprio scarsa, per una ragione o per
l’altra. Ma del resto la realtà stessa è tutta imperfetta … la perfezione è
divina, non del nostro mondo. Quando ascolto musica riprodotta in formato
digitale, che sia da CD o da file audio a qualsiasi risoluzione, e in via
indipendente dalla qualità tecnica della presa del suono, registro
immediatamente una “perfezione”, una mancanza di qualsiasi difetto – e intendo sempre
dal punto di vista del suono, non dell’esecuzione ovviamente – che mi fanno
subito pensare a qualcosa di asettico, di artificiale, di “troppo bello per
essere vero”. Quando ascolto un vinile, al contrario, oltre a percepire
comunque un senso di corposità e di affilatezza che spesso nel digitale a mio
avviso manca, almeno nel digitale di costo a me accessibile, percepisco anche svariate
imperfezioni e imprecisioni, sia intrinseche al sistema sia dovute all’usura
del mezzo, che pur non avendo affatto a che fare con le imperfezioni della
musica dal vivo sono pur sempre, almeno per le mie orecchie e il mio cervello,
una suggestione di cosa reale, non artefatta. E io da sempre sono attirato,
nella riproduzione audio, più che dalla timbrica e dalla dinamica e
dall’estensione in frequenza, dal senso di realismo: sia per la
tridimensionalità che con sistemi ben tarati e buone registrazioni si riesce a
ottenere, sia per la messa a fuoco e l’illusione di avere gli esecutori davanti
a me; e insomma comunque dalla sensazione di non ascoltare un impianto e bensì
una cosa prodotta da uomini, non da macchine. Il digitale mi lascia ancora la
sensazione di macchina, non di essere umano; va anche detto che il digitale è
ancora giovane, e credo/spero che col passare del tempo si impari a rendere più
“realistico” anche il suono digitale. Del resto, ricordate i primi computer che
facevano musica? quando tutte le note di pari valore avevano esattamente la
stessa durata e le nostre orecchie le riconoscevano facilmente come artefatti?
Solo dopo un po’ di tempo si è capito che la realtà di un esecutore umano, del
tutto impreciso, per le nostre orecchie è più gradevole, e si è imparato a
rendere anche i suoni dei computer più simili a quelli prodotti da un essere
umano. Prima o poi ci si arriverà anche in ambito di riproduzione musicale, ma
per adesso io continuo a preferire il decisamente imperfetto vinile, rispetto
al corrispondente digitale. Termino qui la digressione che ha valore
assolutamente personale, e torno alle mie impressioni sull’ascolto del New
Horizon. Il suono prodotto dal 101 con la AT-91R ha una immagine ampia in tutte
le direzioni, un’ottima messa a fuoco, una risposta in frequenza del tutto
completa e una dinamica più che adeguata: un suono proprio coinvolgente, almeno
per me. Il limite di questa sorgente sta certamente nella testina, che produce
un suono di grana un po’ grossina rispetto a sistemi più nobili e, come vedremo
fra poco, di grana molto più grossa rispetto al corrispondente suono digitale
sia pure entry level. Con album molto sfruttati, inoltre, la relativamente
ridotta capacità di leggere solchi un po’ usurati fa perdere microdettagli che
invece si riescono facilmente a percepire con altri sistemi. Ma si tratta di
sfumature: percepibili, ma che non rovinano l’effetto complessivo, almeno per
me. Veniamo adesso al confronto fra analogico e digitale, in cui la sorgente
digitale era costituita da uno streamer connesso direttamente al DAC interno
allo stesso integrato utilizzato col giradischi. Questo streamer in realtà ha
un suo DAC interno, e tutto per la modica cifra di circa 180 Euro di listino;
ma così come abbiamo utilizzato il pre phono dell’integrato, di livello
senz’altro superiore a quello della testina Audio-technica, così abbiamo deciso
di lasciar perdere il DAC interno allo streamer, a nostro avviso di livello non
adeguato allo streamer stesso. Ripeto poi quanto ho detto all’inizio: nello
scegliere i brani musicali disponibili sia in vinile che in formato digitale
non abbiamo avuto alcun controllo sulla loro provenienza, e tutte le differenze
che abbiamo riscontrato potrebbero essere in gran parte dovute a differenze
nelle sorgenti audio stesse. Inizierei subito con due album che abbiamo a
disposizione su file in formato DSD. L’analogico mi è parso più presente in
gamma mediobassa, e leggermente più aggressivo del DSD. Devo aggiungere che io
ho sempre sentito i files DSD suonare tendenzialmente persin più “dolci” dei
PCM, almeno con convertitori di prezzi umani. Solo con un paio di pezzi da
novanta anche i files DSD hanno riacquistato precisione per quanto riguarda i
contorni degli strumenti, che per i miei gusti è indispensabile. Analogico e
digitale hanno fornito comunque la stessa scena tridimensionale e la stessa
messa a fuoco. Dove il digitale è risultato superiore è nella grana, nel microdettaglio,
ma come ho già detto da una parte la testina è di livello troppo minimale per
farmi sperare in un suono di grana veramente fine, e dall’altro la stessa usura
del vinile può aver contribuito alla perdita irrimediabile di certe sfumature
che nel file si mantengono inalterate salvo corruzione del supporto. Siamo poi
passati all’ascolto di un certo numero di album di cui avevamo a disposizione
anche versioni in formato PCM 44.1/16. In un caso il formato era in realtà
96/24 ma i due master erano certamente diversi, e il file batteva il vinile su
tutti i fronti. In tutti gli altri casi l’immagine, la profondità e la messa a
fuoco erano equivalenti fra i due formati. I files hanno sempre fornito un
microdettaglio che questo analogico, penalizzato da una testina troppo
economica, non era in grado di restituire; tuttavia il suono analogico restava
sempre riconoscibile per una maggior sensazione di vitalità, almeno per le mie
orecchie e il mio cervello. Spesso il vinile suonava più vivo anche se il corrispondente
file flac a risoluzione CD suonava un po’ più ricco, più dettagliato e talvolta
più luminoso. Però il file a me risulta sempre meno comunicativo … quasi
gommoso, per esagerare di parecchio, al confronto. Nel vinile le voci sono
spesso meno raffinate che nel file audio, ma rimangono comunque sempre ben
centrate. Quando l’album contiene effetti particolari, talvolta basati sull’uso
della fase temporale, altre volte solo di tipo spettacolare come accade con
certe percussioni, per esempio, i due formati mi sono sempre sembrati
equivalenti nel trasmettere le emozioni che si prefiggevano. Insomma: il
vecchio vinile non perde certamente il confronto, almeno secondo me ed
escludendo punti di partenza troppo diversi. Come ho già detto, la grana un po’
grossa di questo analogico entry-level dipende certamente dalla testina, e la mia
sensazione è che questa base e questo braccio possano sopportare testine molto
migliori dando molta più soddisfazione. Tuttavia, e voglio ripetermi, nonostante
la testina di livello minimo io percepisco sempre un suono un po’ meno
artificiale che con i files, sempre per le mie orecchie. C’è più sostanza, più
corposità, più presenza fisica, e le imperfezioni del vinile (qui presenti in
abbondanza, dato anche lo stato prossimo al pietoso di molti degli LP
disponibili) contribuiscono a rendere il tutto più verosimile e naturale, nel
senso che ho cercato di spiegare in precedenza. Ma come pure dicevo c’è sempre
da temere, per un anzianotto come me, l’effetto madeleine reso immortale da
Proust.
Ulteriori commenti assortiti e
conclusioni.
Per 500 Euro, braccio e testina
compresi, un prodotto eccezionale che può dare grandissima soddisfazione, pur
essendo ovviamente perfettibile. I giradischi prodotti da New Horizon, purtroppo
troppo poco noti, sono concorrenti diretti di Pro-Ject e di Rega, secondo me, e
sempre secondo me a parità di prezzo sono preferibili. Nel modello 101 con
testina AT-91R la testina costituisce certamente un collo di bottiglia alla
qualità complessiva del suono ottenibile; difficile dire di preciso quanto
conti il braccio, da questo punto di vista, ma mi sentirei di affermare che il
braccio sia di livello ben superiore a quello della testina. Il primo
giradischi New Horizon che ho potuto ascoltare, ormai diversi anni fa, era
stato il modello GD3, a triplo plinto e con piatto da 25 mm di spessore,
equipaggiato con un braccio Pro-Ject da 9 pollici in alluminio. Ricordo che su
quel giradischi era montata – ma non di serie – una testina MC Hana SL, per un
costo complessivo attorno ai 2000 Euro (600 la SL e circa 1500 il GD3). Inserita
questa sorgente in una catena di livello adeguato, con un pre phono separato da
800 Euro, ricordo ancora oggi un suono estremamente solido, rassicurante,
completo, soddisfacente, comunicativo, e al tempo stesso raffinato e ricco di
dettaglio. Sempre per il mio gusto, e andando un po’ a memoria, quello era un
suono che non ho mai potuto ritrovare in sorgenti digitali da 2800 Euro, ma
anche ben di più, compreso il convertitore. Tutto ciò detto, non vorrei che
queste mie considerazioni convincano qualcuno a iniziare ad ascoltare musica
partendo con un giradischi e acquistando vinili! Io e Stefano siamo concordi
nel ritenere che se si desidera iniziare a farsi una collezione di musica
partendo da zero abbia oggi poco senso puntare per prima cosa sul vinile, per
varie ragioni. O si possiede già una collezione di vinili, e allora vale la
pena di mettersi nella condizione di ascoltarli al meglio, oppure ha molto più
senso iniziare dal digitale, in un modo o nell’altro. D’altra parte, in
assoluto, e a parità di prezzo quantomeno, io personalmente preferisco sempre
il vinile, mentre mi sembra che Stefano ritenga che il digitale, anche a parità
di prezzo, possa dare le stesse soddisfazioni, se ben realizzato. Ma a entrambi
sembra ovvio che nel mondo dei vari Tidal e Qobuz abbia molto più senso
iniziare ad ascoltare files (di formato decente, si intende) piuttosto che
vinili, anche se si ha la perversa passione dell’audiofilia e si cerca la
miglior qualità possibile dell’ascolto. Chi già ascolta musica digitale da
tempo, invece, secondo me può pensare di iniziare a esplorare il mondo
dell’analogico aspettandosi cose un po’ diverse da quelle che già conosce. E
chi ha una bella collezione di vinile, o messa insieme da giovane o magari
ereditata da qualche parente più stagionato, dovrebbe provare a farne almeno un
ascolto di prova, prima di buttare via tutto come stanno facendo in tantissimi,
purtroppo (e se chi legge ha vinili da buttare si rivolga immediatamente a me
che potrei essere interessato a rilevarli: basta scrivere a commerciale@consound.it chiedendo di
Francesco). Non è improbabile che finisca per scoprire che il vinile gli piace
come o più del digitale, anche se riprodotto con apparecchi di costo minimo. Io
ho esperienza di una sola sorgente digitale (streamer Antipodes K22 con
convertitore MSB Discrete DAC) che mi abbia dato sensazioni affini a un
qualsiasi ascolto analogico anche di costo basso come questo: e si noti che il
costo di quella sorgente digitale era di 11700+18800 Euro. Ammetto infine, per
concludere questo mio peana all’analogico, che l’utilizzo dei vinili non dovrebbe
comunque risultare gradito a chi ama i telecomandi e le alexe, e a chi ama uno
stile di vita frenetico, comodo, veloce, usa-e-getta, fast food, e chi più ne
ha più ne metta. Ascoltare vinili è un po’ come servirsi di orologi meccanici a
carica manuale, oppure come fumare la pipa … è cosa obsoleta e superata, richiede
attenzione, tempo, concentrazione; richiede di alzarsi dalla poltrona ogni 20
minuti per girare o sostituire l’album; trasmissione, testina e braccio vanno
controllati e ritarati, ogni tanto, e ogni tanto si hanno pure dei dolori,
oltre tutto. Qualcuno sarà affascinato da questo modo di ascoltare, e qualche
altro lo troverà repellente. Chi non ha provato entrambi i sistemi dovrebbe
però dare una chance a entrambi, e poi valutare secondo le proprie sensazioni,
senza mai credere ciecamente a priori a terzi per quanto qualificati. Rimane da
sperare, almeno per uno come me, che lo sviluppo della tecnologia e della
sensibilità musicale porti il digitale anche di costo abbordabile a darmi le
stesse sensazioni dell’analogico! E in un certo senso sono confortato dal fatto
che oggi il digitale di livello altissimo – che in teoria dovrebbe essere il
traguardo da raggiungere domani anche dagli apparecchi di costo umano – alla
fine produce un suono che per le mie orecchie si avvicina proprio al suono
dell’analogico … forse non sono del tutto pazzo, in fondo.
__________________________________________________
Impianto audio formato da:
·
server Roon per i files audio nel confronto
tramite streamer, memorizzati su PC esterno con alimentatore audiophile-grade
separato Keces P14
·
streamer di confronto: WiiM Pro solo streamer in
uscita digitale coassiale
·
integrato con pre phono solo MM e DAC Audiolab
9000A
·
cavi di segnale da giradischi di serie New
Horizon
·
cavi coassiali digitali Thender
·
cavi di potenza: MIT SL9S-12 speaker
·
diffusori Fyne Audio F302.
Locale d’ascolto a piano terra con pareti in muratura, pavimento su terra, dimensioni 8x4.5x3 circa, fortemente trattato con DAAD, Tube Traps e altri pannelli diffusori/assorbenti a soffitto. Acustica del locale in generale (ossia un po’ con tutti gli impianti che mi è capitato di ascoltarci) tendente all’asciutto e arioso con problemi di risonanze modali attorno ai 40 e ai 100 Hz.
Diffusori collocati a circa un quarto della lunghezza della stanza, a circa 1.5 metri dalla posizione di ascolto e a circa 100 cm dalle pareti laterali. Decisamente orientati verso il punto di ascolto.
*Qui – ma anche in seguito, quando mi ripeterò nell’affermare che preferisco il vinile, in generale, per varie ragioni – intendo soprattutto vinili ottenuti da master non digitali, per ovvie ragioni. Purtroppo si parla di oggetti prodotti in larghissima maggior parte prima del 1980 circa, quando tutti hanno iniziato a registrare in digitale per ovvie ragioni di comodità. Esistono oggi migliaia di registrazioni solo digitali anche di tanta bella musica … che quando vengono convertite in analogico e riversate su un vinile non danno, secondo me, lo stesso risultato di registrazioni analogiche, eppure non di rado ci vengono proposte in LP, spesso costosissimi, per un motivo o per un altro. Al riguardo vorrei aggiungere un commento. Magari qualcuno ricorda una iniziativa veramente eccezionale, e credo proprio unica, intrapresa una quindicina di anni fa da Sonig Tchakerian, italiana di origini armene e violinista di grande valore, in collaborazione con Marco Lincetto (notissimo tecnico audio), Lorenzo Zen (altrettanto noto e venerabile rivenditore di componenti audio) e gli eredi di Franco Serblin (notissimo e ahimé scomparso patron della ditta Sonus Faber, della quale Zen, nell’occasione di cui parlo, aveva portato sul palco i diffusori Snail, credo il primissimo modello da loro mai prodotto), nella quale al Teatro Olimpico di Vicenza Lincetto registrava in diretta, in presenza di parecchi fortunati invitati, un brano di violino e pianoforte (mi par che fosse Mozart) e immediatamente dopo lo riproduceva a partire dai master – si noti bene – su un super impianto audio di cui ricordo solo i diffusori B&W credo 802. Uomo coraggioso, Marco Lincetto. Emerse subito l’evidenza, almeno per le mie orecchie, che l’ascolto della registrazione analogica (credo su nastro da ¼ di pollice) fosse superiore a quello della digitale presa in contemporanea: più vivo, più diretto, più comunicativo. Ovviamente nella riproduzione digitale c’erano di mezzo svariate conversioni – non so di quale livello ma credo al top di quei tempi, per il poco che conosco di Lincetto – che magari non erano così raffinate come credo sia possibile ottenere con i mezzi moderni, ma tant’è. Sarebbe bello ripetere oggi quell’esperimento, ma dubito che in giro ci sia ancora gente volonterosa, appassionata ed entusiasta come Sonig Tchakerian, Lorenzo Zen e Marco Lincetto, per quanto tutti e tre a oggi mi risultino in ottima salute. Inoltre, anche se col presente contesto non c’entra, voglio ricordare quanto quella volta sia stato persino avvilente, sempre per me ovviamente, constatare la differenza enorme fra il suono dal vivo e quello ben più povero e quasi nasale, al confronto, riprodotto seppure da un impianto con i fiocchi e a partire dai master. Vero che voler riprodurre musica nello stesso ambiente in cui la si è registrata sembra coincidere con il volersi far del male, un po’ come volersi guardare con uno specchio di fronte e uno alle spalle; tuttavia a me rimase impressa la distanza abissale esistente fra il “vivo” e il “morto” anche nel XXI secolo. Il che ovviamente non mi ha scoraggiato dal continuare a spendere soldi in componenti audio e a godermi qualsiasi bella sensazione mi trasmettesse la bella musica riprodotta al meglio delle mie possibilità di spesa. E tornando alla questione dei master digitali riversati e venduti su LP, voglio aggiungere che quando descriverò le mie sensazioni di maggior “realismo” del vinile rispetto al digitale farò per certi aspetti riferimento a qualsiasi vinile, anche ottenuto da master digitali, le cui imperfezioni intrinseche, in via indipendente dal tipo di master, me lo rendono comunque più simpatico del digitale, almeno per adesso.
**Le cassettine audio, normali, cromo o metal che fossero, con o senza DBX, con o senza Dolby, e checché ne dica adesso qualche presunto nostalgico che probabilmente ha solo il desiderio di sbarazzarsi di qualche rimanenza, le lasciamo serenamente perdere: e se non mi credete provate ad ascoltarne qualcuna anche con apparecchi top di gamma. I nastri da ¼ di pollice, che pure potevano e possono tuttora realmente offrire il suono migliore in assoluto, li lasciamo purtroppo al loro mercato di assoluta nicchia.
Questo italianissimo giradischi è dotato di un motore sincrono AC che garantisce una stabilità di rotazione superiore rispetto ai motori DC economici. Nel 101 il motore non è fissato rigidamente al plinto, ma è sospeso tramite molle di precisione in acciaio tarate. Il giradischi New Horizon 101 è costituito da una base sagomata da 25 mm realizzata in pasta di legno riciclata e resine sintetiche che oltre ad essere particolarmente gradevole alla vista, è effettivamente valida e in sinergia con un braccio onesto (dritto da 8,6" in alluminio di derivazione Pro-Ject già tarato in fabbrica) risulta sicuramente meritevole di upgrade della testina di serie. Il pacchetto così come esce dalla fabbrica è decisamente conveniente in rapporto alla concorrenza ma la qualità dell’assieme plinto/motore si presta ad upgrade che lo portano ad un livello decisamente di classe superiore.
Il 101 è quindi un prodotto
particolarmente azzeccato per chi desidera avere il massimo delle prestazioni
ottenibili da un giradischi di quella fascia di prezzo con il bonus di poterlo
migliorare in modo significativo agendo sulla sola testina ottenendo risultati di
fascia più elevata senza dover cambiare tutto il giradischi.
Per gli aspetti meramente sonici
mi trovo sostanzialmente in linea con la disamina accurata del recensore.
Personalmente sono convinto che chi parte da zero non debba considerare la
soluzione del “vinile” come la più performante opzione dal punto di vista
meramente sonico e, a mio avviso, è necessario considerare anche il costo di
acquisto della musica che intendiamo ascoltare (enormemente superiore quello
dei vinili).
Se però volete un giradischi
anche solo per sfizio e nel contempo non desiderate un giocattolo oppure se
volete godervi la vostra collezione di vinili senza spendere un patrimonio,
sicuramente il New Horizon 101 dovrebbe figurare tra le primissime proposte da
prendere in considerazione.
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