Seguono i commenti di Stefano (commerciale Consound)
La nuova edizione del Denaprips Terminator è di interesse particolare per chi ha la fortuna di permettersi un dac di tale livello e anche per Consound che nel tempo aveva individuato nel marchio Holo il rappresentate più meritevole tra i produttori di dac dal rapporto qualità/prezzo straordinario (sebbene non interessante proprio per i rivenditori a causa della mancanza di margini a loro riservati).
L’Holo May (ma anche lo Spring e ultimamente, in modo ancora più significativo rispetto alla migliore concorrenza, l’ultimo nato Cyan2) è sempre stato il classico prodotto che travalica ampiamente le prestazioni che ci si potrebbero attendere da prodotti della stessa categoria economica.
Sia il Denafrips Terminator che l’Holo May utilizzano un'architettura R2R discreta con supporto PCM 1536kHz e DSD1024, ma si distinguono per la gestione hardware: l'Holo May KTE adotta un design a due telai con alimentazione esterna separata e cablaggio interno in argento puro, dichiarando un THD+N eccezionalmente basso (0,00017%). Il Denafrips Terminator 15th punta invece su un telaio singolo massiccio con schermatura interna a compartimenti, clock OCXO ad altissima precisione e una sezione di uscita con tensione leggermente inferiore (4.4Vrms in XLR contro i 5.8Vrms del May).
Questo è il motivo per il quale avevo ascoltato con particolare attenzione il Terminator in versione II che mi aveva positivamente impressionato, con una rappresentazione spaziale quasi pari a quella di Holo, un dettaglio percepito ancora superiore ma non all’altezza del May per fluidità, verosimiglianza dei timbri e senso di naturalezza.
L'evoluzione della serie Terminator di Denafrips rispetto alla primissima edizione ha visto un progressivo affinamento tecnologico focalizzato su clock, alimentazione e isolamento galvanico e questo Terminator 15th ha introdotto ulteriori piccole migliorie rispetto al Terminator II che avevo ascoltato tra le quali mi risulta un ulteriore affinamento del firmware.
Sarebbe stato interessante per me ascoltare a confronto del May questa ultima e perfezionata versione ma l'Holo (il campione della categoria e ben oltre) non era purtroppo disponibile in showroom. Fortunatamente però il May KTE era invece presente proprio nella sala di ascolto del nostro recensore amatoriale.
Seguono i commenti del recensore amatoriale esperto presso lo showroom Consound.
Questi ascolti sono stati effettuati a fine marzo, con clima caldissimo e asciutto per la stagione. La macchina è giunta in negozio nuova e sigillata, e l’ascolto ci è stato autorizzato da un cortesissimo cliente che l’aveva ordinata e acquistata e ci ha permesso di aprirne l’imballo e poi di ascoltarla per un paio di settimane prima di ritirarla. Ovviamente non abbiamo potuto farne alcun rodaggio significativo, il che ci lascia un minimo di dubbio sui risultati di questa prova anche se alla fine una ventina di ore di ascolto questo convertitore le ha incassate.
Commenti di tipo soltanto “pratico” sul DAC Denafrips Terminator 15th.
Denafrips è una ormai rinomata ditta cinese
(ahi! ma honi soit ecc. ecc.) fondata nel 2012 che produce componenti audio
High-End, con sede a Guangzhou e specializzata in convertitori a tecnologia R2R
ladder di alta precisione. Non mi è stato possibile accertare donde derivi il
curioso nome di questa azienda; il “Dena” rimane proprio misterioso, mentre il
“frips” potrebbe – e insisto sul condizionale – essere l’acronimo di Functional
Registered Integrated Precision System. Tutti i loro prodotti sono in toto realizzati
internamente. Questo Terminator 15th (sottinteso, suppongo, anniversary) è il
loro convertitore top di gamma, e viene proposto in Italia a un prezzo di
listino di quasi 7700 Euro; a questo costo da lui si attendono grandi cose sia
da vedere, toccare e utilizzare sia soprattutto da ascoltare. Ovviamente non
siamo nell’Olimpo assoluto dei convertitori, come costo intendo, che esistono
in commercio DAC che costano anche vicino al mezzo milione di Euro; ma 7700
Euro per un DAC puro, quindi senza streamer e senza controllo di volume, mi
sembrano già una gran bella cifra specialmente per un prodotto integralmente
cinese: una cifra tale da generare, come dico, aspettative molto alte. Abbiamo
quindi affrontato questi ascolti con un discreto entusiasmo, e anzi abbiamo da
subito deciso di trasferirli nel complesso dalla nostra saletta usuale a una
sala di ascolto esterna dove avremmo potuto mettere il Denafrips a confronto
con un DAC, di altra marca, all’incirca della stessa fascia di prezzo. Questo
Terminator 15th dovrebbe essere la versione più recente e aggiornata e
performante dello stesso prodotto introdotto nel mercato col solo nome
Terminator attorno al 2018. Dal punto di vista puramente estetico, che peraltro
per me è irrilevante, questo DAC è stata una piccola delusione, perché non
concede assolutamente alcunché all’occhio. Una scatola col logo della ditta sul
top e sul pannello frontale, una serie di pulsantini e di piccolissimi LED piazzati
orizzontalmente sempre sul frontale, piccolissime scritte bianche (il nostro
apparecchio era nero; le cose saranno un po’ diverse per la finitura silver,
immagino) per segnalare cose varie, un pannello posteriore per la verità piuttosto
ricco, e ciò è quanto. In compenso l’imballo è grande e fatto molto bene e l’apparecchio
è decisamente pesante per essere un convertitore: parliamo di 19 Kg. Ciò
dovrebbe dipendere soprattutto dall’impiego di una sostanziosa alimentazione
lineare che fa uso di due trasformatori toroidali, uno per la sezione digitale
e uno per quella analogica. Il frontale presenta l’interruttore di accensione,
per la verità difficile da vedere nella nostra finitura perché nero su nero, e
nemmeno gradevolissimo da utilizzare, almeno per i miei gusti; poi due tastini
per la selezione dell’ingresso, del tipo sequenziale ma se non altro sia verso
destra che verso sinistra (input+ e input-), un tastino per mettere in mute, un tastino
per scegliere se operare senza o con oversampling, un tastino chiamato “phase”,
che suppongo serva per ruotare la fase acustica in output di 180 gradi, e un
tastino chiamato “mode” che serve per selezionare diversi filtri digitali
quando il DAC è in modalità OS, ossia di oversampling. Nei nostri ascolti non
abbiamo mai utilizzato né il phase né il mode, e siamo sempre rimasti in
modalità NOS, ossia senza oversampling. In alto, sempre sul frontale, c’è una
serie di minuscoli LED a luce rossa tutti affiancati in orizzontale: quelli sulla
sinistra indicano l’ingresso in funzione, più uno chiamato “clock” che credo
serva a indicare se si stia utilizzando il clock interno oppure un clock
esterno. I LED a destra iniziano con la segnalazione della modalità NOS piuttosto
che OS, poi segnalano la fase in output, in modo decisamente poco intuitivo per
la verità, perché è difficile capire al volo o anche solo ricordarsi cosa
significhi LED acceso (NOS l’uno, e fase invertita l’altro) piuttosto che LED
spento (OS, e fase normale), e infine segnalano la risoluzione del file in
riproduzione. Non sono sicuro di aver capito tutto di questi LED: ce n’è uno
marcato 44.1 e uno marcato 48 ma poi c’è soltanto una serie di 1x, 2x, 4x e 8x
che immagino riguardino il sovracampionamento, non la risoluzione del file in
input. Ma non ho indagato più di tanto; certo che, almeno per i miei gusti, non
si tratta di un frontale particolarmente intuitivo, né tantomeno attraente.
Infine l’ultimo LED a destra segnala l’ingresso di un file DSD, senza altra
indicazione di risoluzione. Io tutto sommato sento un pochino l’assenza di un
display in alternativa alla schiera di questi minuscoli LED con scritte bianche,
sul nostro sfondo nero, ancora più minuscole. Dal punto di ascolto è
praticamente impossibile leggere alcunché di quanto segnalano i LED accesi. Può
darsi che la scelta Denafrips sia dovuta a convinzioni riguardo la resa sonora,
ma sinceramente dubito. Molto ben dotato il retro, come ho detto. Oltre alla
vaschetta IEC, senza però un interruttore generale, il che significa che quando
si inserisce il cavo di alimentazione la macchina viene subito messa sotto
tensione anche prima di aver premuto il tastino di accensione sul frontale
(cosa a me antipatica), troviamo ingressi digitali coassiali, AES/EBU, Toslink,
USB, I2S di due tipi diversi, oltre a un paio di ulteriori connettori
che credo destinati a clock esterni. All’estremo di sinistra del pannello
posteriore, e forse un po’ troppo vicini fra loro, troviamo i connettori di
output, sia RCA che XLR. Questo convertitore è basato sulla tecnologia R2R, acronimo
di Resistor-to-resistor, alternativa, normalmente più costosa, alla più comune
Delta-Sigma. So bene che alcuni appassionati ritengono a priori qualsiasi DAC
del tipo R2R superiore a qualsiasi DAC del tipo Delta-Sigma, ma qui vorrei
sbilanciarmi e dire, soprattutto ai neofiti, che ciascuna delle due
architetture ha pregi e difetti e soprattutto che non è tanto il tipo di architettura
in sé a “produrre” in toto il suono ma contano forse di più l’implementazione,
il software, l’alimentazione e gli stadi di uscita. Inoltre ho sentito dire, però
senza mai poter verificare con le mie orecchie, che il Delta-Sigma è
intrinsecamente favorito nella conversione di files in formato DSD, per quel
che vale questa informazione; ma prima di dare giudizi su qualsiasi DAC, basato
su qualsiasi architettura, bisogna per forza ascoltarlo. Non so invece
veramente niente dei DAC basati su architettura FPGA, ma così a sentimento direi
che questi apparecchi (per adesso poco diffusi), configurabili quasi a piacere
almeno in teoria, dovrebbero poter fornire qualsiasi tipo di risultato a
seconda di chi li programma, e che sono quindi potenzialmente i più attraenti,
almeno per uno come me. Ma come dico in realtà non ne so niente, non ne ho mai
ascoltato uno, e quindi qui sto parlando più a vanvera del solito. Lo stadio di
uscita analogico del Terminator dovrebbe essere a componenti discreti,
completamente bilanciato e in classe A. L’apparecchio gestisce le seguenti frequenze
di campionamento: su ingresso USB o I2S accetta files PCM fino a
1536 kHz e DSD fino a 1024; su ingresso ottico o coassiale o AES/EBU accetta
files PCM fino a 24 bit 192 kHz e DSD, ma solo tramite DoP, limitati a 64. Il
Terminator 15h è ovviamente dotato di telecomando che come al solito non ho
nemmeno guardato. Dettagli ulteriori su questo apparecchio si possono trovare,
per iniziare, sul sito del produttore:
https://www.denafrips.it/product/?denafrips-terminator-15th-dac-r-2r
L’utilizzo di questo apparecchio è, come si può immaginare, piuttosto immediato, visto che va semplicemente collegato a una sorgente digitale mediante il cavo che si vuole utilizzare, collegato via cavi RCA oppure XLR a un pre o a un integrato, collegato all’alimentazione, al che si accende subito un piccolo LED di standby sul frontale, e infine tolto dallo standby tramite il tastino di accensione sul frontale. A questo punto si deve selezionare l’ingresso da cui proviene il segnale e, se non ci sono stranezze, non appena la sorgente digitale inizia a trasferire bit al convertitore si accendono i LED che segnalano cosa stia arrivando, l’apparecchio entra regolarmente in funzione e la catena inizia a suonare: e molto bene, se il resto è di livello adeguato, come vedremo subito.
Impressioni generali sul suono dell’impianto nel locale d’ascolto.
Abbiamo inserito questo DAC della Denafrips in una
catena di ascolto e in un locale del tutto diversi dai soliti che utilizziamo
normalmente in Consound, e questo per avere l’opportunità di effettuare ascolti
di confronto con un convertitore di livello analogo che ci era disponibile solo
colà. Catena di ascolto peraltro al livello del Terminator, all’incirca: streamer,
per riprodurre soltanto files contenuti nel suo hard disk interno, reclocker
per USB, poi DAC Denafrips oppure DAC di confronto in alternativa,
preamplificatore a valvole e finale a stato solido in classe A. Infine, diffusori
da pavimento a banda intera. Abbiamo ascoltato soltanto files a risoluzione non
inferiore al CD standard, e abbiamo prestato un minimo di attenzione
supplementare alle differenze soniche fra files PCM e files DSD. Purtroppo, o
per fortuna a seconda dei punti di vista, anche il convertitore di confronto
era basato su architettura R2R, il che non mi ha permesso di approfondire la
questione relativa alla presunta miglior performance dei Delta-Sigma con i
files DSD. In compenso abbiamo ascoltato due DAC veramente molto simili come
architettura e come costo; il DAC di confronto era solo di progettazione un po’
meno recente del Denafrips, anche se rimane tutt’oggi in commercio come top di
gamma della ditta, pure cinese con contributi americani, e forse ancor più
rinomata di Denafrips, che lo produce. Il collegamento fra streamer e DAC è
stato sempre effettuato tramite cavi USB di buon livello, con un reclocker di
alto livello interposto. Abbiamo iniziato subito col Denafrips, di cui eravamo
decisamente curiosi. In questo ambiente di ascolto e con questa catena siamo
subito rimasti molto colpiti dalla finezza di grana di quanto ascoltavamo, dalla
ricchezza del dettaglio e soprattutto dalla capacità di tenere tutto sotto un
controllo ferreo. La messa a fuoco di voci e strumenti è eccellente, così come
è eccellente la scena acustica, sempre incisione permettendo. La dinamica è
pure notevolissima, a livello sia micro, come già detto, che macro: alcuni
passaggi, che non ricordavamo particolarmente significativi, con questo
apparecchio ci hanno fatto sobbalzare per impatto e per realismo. La timbrica mi
è subito parsa, in generale, più asciutta della media a cui sono abituato, quindi
relativamente poco rotonda e con poco calore (tutto da intendere come molto
esagerato solo per chiarezza). Domina la sensazione di controllo su tutta la
gamma di frequenze ma soprattutto sul medio-basso, e mi è parso che spesso le voci
umane fossero leggermente più in evidenza di quanto ricordassi con altri DAC.
Insomma: un gran bell’ascoltare, almeno in questo contesto peraltro un po’
caratterizzato, secondo me, dall’acustica dell’ambiente che tendeva al morbido
e all’assorbente; ma un suono personale, non del tutto neutro ed equilibrato.
Decisamente al top, forse anche al di sopra della fascia di prezzo, la
sensazione di impatto dinamico specialmente in alcuni dettagli, più che sull’insieme.
Aggiungo che con i files DSD gli aspetti più tipici di questo apparecchio mi
sono sembrati perdere un po’ di personalità: senz’altro ridotta la tendenza al
controllo e alla mancanza di calore, ma anche la sensazione di estrema finezza
di grana e di grandissima microdinamica. In ogni caso, anche qui un gran bell’ascoltare,
direi all’altezza della fascia di prezzo di questa macchina. Dopo un bel po’ di
ascolti del solo Denafrips, per dargli un minimo di rodaggio ma anche per abituarci
al suo suono, abbiamo iniziato una serie di confronti col convertitore
alternativo, che conoscevamo piuttosto bene. Dico subito che con i files DSD io
non sono riuscito a percepire differenze apprezzabili. Invece con i files PCM
le cose sono risultate ben diverse, e sono emerse differenze abbastanza
importanti fra i due convertitori. La più clamorosa riguarda il medio-basso, molto
più rotondo e in evidenza con il DAC di confronto, che quindi suona sempre più
caldo e per certi versi un filino più musicale. Il Denafrips tiene questa gamma
di frequenze sotto un controllo decisamente superiore, con risultati che
dipendono dai gusti. Il Denafrips suona certamente un po’ più ricco e
dettagliato, e con un impatto dinamico leggermente superiore. Ma a me sembra
anche, in generale, un po’ meno musicale – più asettico – del DAC di confronto.
La scena acustica è sostanzialmente equivalente, anche se forse in certi casi
mi è parsa più estesa lateralmente quella prodotta del DAC di confronto; ma si
parla di quisquilie. Il DAC di confronto è un po’ più confusionario e
pasticcione, rispetto al Denafrips, che però per i miei gusti esagera persino,
nel controllo. Con certe registrazioni la maggiore asetticità e spigolosità
(come sempre uso termini largamente esagerati solo per tentare di farmi capire;
si tratta sempre di sfumature) del Denafrips tolgono, rispetto al concorrente, certe
gradevoli sensazioni di ariosità; sto pensando, per fare un esempio, alle
sinfonie di Beethoven dirette da Savall, soprattutto le prime, che col DAC di
confronto generano una sensazione di spazialità veramente realistica, mentre
col Denafrips suonano più compassate, anche se comunque di grande impatto
dinamico. Nelle prime sinfonie i timpani, per esempio, sono veramente
strepitosi anche col Denafrips, forse financo eccessivi rispetto a quanto
potesse intendere il povero compositore, che però avrebbe credo apprezzato gli
effetti prodotti da Savall. Con altre registrazioni il Denafrips fa venir
voglia di alzare il volume – cosa che io di solito associo a prodotti di valore
– soprattutto, credo, a causa dell’assenza di qualsiasi enfasi sulle mediobasse
che non danno mai fastidio alcuno. Insomma: il DAC di confronto è più rotondo e
musicale ma meno controllato e preciso, e forse più delicato di quello in prova
da abbinare e da inserire in catena audio e ambiente; il Denafrips fornisce una
sensazione di implacabilità, di suono asciutto e corretto con maggior ricchezza
di dettaglio ma con molto meno calore e forse con un po’ meno anima. Il
bilancio conclusivo fra questi due apparecchi rimane decisamente una questione
di gusti, per fortuna; e aggiungo, per ripetermi, che lo stesso confronto
effettuato in catene diverse e in diversi locali di ascolto potrebbe dare
risultati molto diversi da quelli che ho percepito io in questa singola
occasione. Forse, tanto per dire, l’abbinamento di un DAC così controllato con
un ambiente molto sordo e assorbente non ha permesso al Denafrips di dare il
meglio di sé … chissà. Di sicuro, comunque, mi sono divertito con entrambi gli
apparecchi. Che ho avuto l’occasione di far ascoltare, per curiosità sia mia
che loro, anche a un paio di amici non audiofili, seppur brevemente. Anche loro
non hanno percepito differenze con i files DSD e invece hanno entrambi preferito,
seppure di poco, il Denafrips con i files PCM per una maggior chiarezza – nel
senso di precisione, di mancanza di confusione, non di apertura timbrica –
generale, e soprattutto per quella certa miglior intelligibilità delle voci che
a loro (ma non a me, per dire) dava molta soddisfazione.
Conclusioni.
Poi dicono che i cinesi ancora non sanno né
progettare né costruire prodotti audio (o di qualsiasi altro tipo) di alto
livello. Se solo penso a quanti studenti cinesi ho visto frequentare con grandissimo
successo prestigiosissime università negli USA, quando mi è capitato di
lavorarci, e a quanti sono poi diventati ricercatori di ottimo livello sia
negli stessi USA che in patria, non riesco proprio a comprendere questo becero
pregiudizio razziale. Certo, i cinesi sono veramente tanti e certo, siamo
abituati all’idea del cinese che lavora “come un cinese”, tutto quantità e
niente qualità, e magari limitandosi a copiare malamente cose altrui. Ma anche
ammesso che le cose siano mai state a questo modo … i tempi corrono! E come per
qualsiasi altra etnia, ci sono cinesi buoni e cinesi cattivi un po’ in tutti i
settori, e comunque a nessun cinese è preclusa, solo perché è cinese, la
possibilità o la capacità di lavorare in modo eccellente. Questo convertitore progettato
e costruito in Cina è ben costoso, ma è del tutto all’altezza, e forse anche un
po’ sopra, di convertitori anche non cinesi di costo analogo, e ha una
personalità propria – quindi suppongo voluta, e non copiata – che può
decisamente entusiasmare tanti appassionati di musica. Non è proprio per tutti,
secondo me, perché punta in una direzione sonora ben precisa, e inoltre non
concede assolutamente alcunché all’estetica e alla comodità di uso. Ma chi ama
il suono che tende un po’ all’asciutto ma che è soprattutto superdettagliato e
superdinamico non può non considerare e quindi ascoltare, se rientra nel
proprio budget, questo convertitore. Un concorrente dal suono per certi versi
analogo che ho ascoltato non molto tempo fa è il MSB Discrete DAC, che però
costa quasi tre volte tanto e difatti – e per fortuna – è ben più musicale di
questo Terminator 15th. Ma la grana, la dinamica e il controllo della macchina
MSB non sono poi tanto distanti da quelli di questa macchina Denafrips. Chi
apprezza queste caratteristiche lasci perdere le battute sui cinesi e ascolti
questo apparecchio.
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Impianto audio formato da:
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streamer Innuos Zenith Mk3 pilotato da Innuos Sense
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reclocker Innuos Phoenix USB
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DAC di confronto: Holo May KTE
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cavi USB Curious Cable USB Evolved
·
cavi di segnale XLR Absolue Créations OP
TIM
·
cavi di potenza XLO Signature 2
·
preamplificatore Vexo LP-PS
·
finale di potenza Plinius ST-103
·
diffusori Bowers & Wilkins 802 D.
Locale d’ascolto al secondo piano di condominio del 1970 circa, dimensioni 7.5x4.5x3 circa, isolato acusticamente verso l’esterno (insonorizzato, per intenderci) su tutti i lati, soffitto e pavimento, e trattato acusticamente per le prime riflessioni. Tappeti sul pavimento in legno. Acustica del locale in generale (ossia un po’ con tutti gli impianti che mi è capitato di ascoltarci) tendente al morbido e assorbente, con tempo di riverbero ridotto al minimo. Senza speciali problemi di risonanze modali.
Diffusori collocati a circa un terzo della lunghezza della stanza, a circa 1.5 metri dalla posizione di ascolto e a circa 100 cm dalle pareti laterali. Appoggiati su basi di marmo e su supporti per isolamento dalle vibrazioni Extremavoice FSC; leggermente orientati verso il punto di ascolto.
Spedizioni in tutta Italia
Lun-Ven 15-18, Sab 9-12:30 15-19
Per maggiori informazioni
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