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RECENSIONE ACOUSTIQUE PONTOS 6

Pubblicato il: 03/06/2026 17:03:44, nella sezione Recensioni

Diffusori da pavimento Acoustique Quality Pontos 6

Seguono i commenti del recensore amatoriale esperto presso lo showroom Consound.

Ascolti effettuati a novembre, inizialmente non tanto freddo e piuttosto asciutto, in seguito molto molto più freddo ma sempre poco umido. I diffusori ci sono arrivati già ampiamente usati, seppure in ottimo stato, e quindi, almeno suppongo, ben rodati. Sento dire che il rodaggio per questo prodotto è veramente indispensabile, ma non ne ho idea diretta, anche se per la mia esperienza tutti i trasduttori hanno sempre necessità di un buon rodaggio, prima di suonare decentemente.

Commenti di tipo soltanto “pratico” sui diffusori Acoustique Quality Pontos 6.

Ecco un prodotto audio relativamente poco noto – perlomeno a me: non ne avevo mai sentito nominare nemmeno la marca – che ci è arrivato in negozio un po’ per caso e di cui parliamo volentieri proprio per darne qualche notizia a chi come noi ne ignorava ogni cosa. Si tratta dei diffusori Pontos 6 della ditta della Repubblica Ceca Acoustique Quality, che nel seguito abbrevieremo, come fanno loro stessi, con AQ: due mobili di notevole ingombro, dichiarati prodotti proprio in Repubblica Ceca, non in Cina o altrove con manodopera a basso costo. Il loro prezzo di listino si aggira sui 5000 Euro per la coppia; quelli di AQ li annunciano distribuiti in Italia da New Audio, di Mondovì, che a noi tuttavia risulta essere più un normale negozio che un importatore … ma queste ormai sono cose abbastanza comuni nel mondo un po’ sinistrato dei prodotti audio. Sono diffusori da pavimento a 3 vie ma con doppio woofer da 20 cm cadauno, bass-reflex anteriore posto alla base del frontale, dichiarati da 8 Ohm di impedenza media e di efficienza pari a 89 dB/1W/1m. Come ho detto, sono diffusori da pavimento di ingombro non indifferente: sono alti più di un metro e pesano ciascuno più di 25 Kg, col frontale largo 25.6 cm. Tutte queste informazioni, che peraltro si trovano facilmente anche in rete, per esempio a partire dal sito del produttore

https://www.aqaudio.cz/en/aq-pontos-6-p31429/

hanno tutto sommato un minimo di rilevanza in quanto potrebbero dare le prime basi, seppur vaghe, per stabilire la compatibilità di questi diffusori col proprio ambiente e con il resto della catena audio utilizzata a monte. Il notevole ingombro fa capire che serve un po’ di spazio dove collocarli, e la non trascurabile larghezza del frontale suggerisce che si debba prestare attenzione al loro posizionamento, per ottenere una immagine acustica adeguata. I dati di targa elettrici sembrano suggerire che i Pontos 6 non costituiscano un carico particolarmente impegnativo, ma la presenza del doppio woofer, il volume stesso dei diffusori e il loro presunto/probabile impiego in locali non minuscoli suggeriscono di prestare comunque attenzione all’amplificazione, specialmente se si intende ascoltare a volumi alti. L’apparente capacità di spingere parecchio in basso, vista la presenza di 2 woofer da 20 cm su ogni diffusore, fa inoltre supporre di dover prestare grandissima attenzione all’interazione acustica con l’ambiente, perché questi apparecchi potrebbero facilmente eccitare i modi propri del locale di ascolto in bassa frequenza, causando effetti assolutamente sgradevoli. Il notevole ingombro esterno a qualcuno piacerà a qualche altro meno … questione di gusti e di possibilità. Io preferisco, almeno in linea di principio, diffusori con grande volume perché punto al suono più completo possibile, ma come ben sappiamo ci sono anche gli appassionati a oltranza dei minidiffusori, che hanno pure le loro ottime ragioni. Questi Pontos 6 non sono decisamente minidiffusori. Tutti questi sono comunque discorsi vaghi e puramente teorici, che lasciano il tempo che trovano in ogni caso, perché per farsi una idea precisa servono sempre ascolti prolungati e attenti. Noi abbiamo subito deciso di collocare questi diffusori nella saletta di ascolto più grande di Consound, di utilizzare un DSP per mitigare le importanti risonanze del nostro ambiente in bassa frequenza e di pilotarli con un bell’integrato da 100 W per canale su 8 Ohm con alimentazione adeguata. I morsetti sul retro dei diffusori appaiono di qualità media e permettono il biwiring; i ponticelli in dotazione (credo) sono costituiti da spezzoni di cavo di potenza in apparenza molto migliore del solito tristissimo piastrone in ottone che viene spesso fornito con diffusori anche di costo molto superiore: bravi cechi. Gli stessi cechi dichiarano che il cablaggio interno dei Pontos 6 sia Audioquest e che gli altoparlanti siano Scan-Speak. Il mobile in apparenza è molto curato: la finitura è veramente lussuosissima, almeno la nera lucida che abbiamo avuto qui da noi e considerando il prezzo elevato ma non proprio astronomico. La costruzione interna viene dichiarata specialmente curata per ridurre le risonanze del mobile stesso. Insomma: dal punto di vista costruttivo e dell’utilizzo pratico sembra trattarsi di un prodotto molto valido; dal punto di vista estetico non dice granché, almeno a me, visto che si tratta di parallelepipedi regolari con gli spigoli leggermente stondati ma senza alcuna ricerca particolare. Io non sono affatto interessato all’estetica dei prodotti audio, ma se incontro oggetti – i B&W Nautilus ma anche i B&W dagli 802 in su, oppure i Vivid, eccetera – con una estetica magari stravagante, bella o brutta che sembri non conta perché de gustibus ecc. ecc., ma palesemente pensata per puntare al suono migliore possibile allora li apprezzo – e li pago, se l’ascolto conferma le premesse – senza discutere. Con questi Pontos non c’è alcuna ricerca al riguardo, ma se non altro con loro non si finisce per spendere soldi inutilmente se non forse per la finitura, che come ho detto sembra importante e costosa … e per le mie inclinazioni spendere tanti soldi per la finitura di un diffusore equivale a buttarli, salvo appunto il caso che proprio quella finitura contribuisca al suono. Ma tantissimi la pensano ben diversamente da me, con ottime ragioni, e tutti costoro apprezzeranno certamente i vari strati di lacca utilizzati per rivestire con grandissima cura l’esterno di questi diffusori. Che in ogni caso, sempre beninteso per i miei gusti, rimangono con una estetica un tantino anonima.

Impressioni generali sul suono dell’impianto nel locale d’ascolto.

Il primo aggettivo che mi viene in mente dovendo esprimere un commento su questi AQ è “composti”, nel senso di compostezza, equilibrio, stabilità, mancanza di estremismi. Dal punto di vista timbrico mi sono sembrati decisamente estesi ma con una certa tendenza a privilegiare basse e mediobasse. Qui il discorso è comunque sempre difficile, perché un ascolto equilibrato, in questo range di frequenze, dipende in massima parte dall’ambiente di ascolto. La saletta di Consound è grandicella, cosa che ci permette di collocare i diffusori lontanissimi dalla parete di fondo – il che è molto bene per vari aspetti: sia la profondità della scena acustica sia la minimizzazione dell’interazione del bass-reflex con le pareti –, ma non grandissima e non ben proporzionata, cosa che crea problemi di modi propri del locale che si sovrappongono e creano rimbombi veramente fastidiosi a frequenze ben precise. Come ho detto, nella catena utilizzata abbiamo subito deciso di inserire un DSP per garantirci un minimo di equilibrio e pulizia in bassa frequenza, ma l’effetto complessivo, con questi diffusori, è comunque rimasto di calore e di ricchezza sulle mediobasse. A dire il vero, la timbrica ci è sembrata più dipendente del solito dalla registrazione utilizzata, il che normalmente è un buon segno perché potrebbe essere una conseguenza della neutralità dei componenti utilizzati e dell’intero progetto. Con la nostra catena di ascolto, costituita da streamer pilotato da MControl, DSP e DAC interno all’integrato, alcune incisioni, che con altre catene suonavano quasi acide, adesso ci sono parse decisamente più “addolcite” (per esempio Art Blakey, A night in Tunisia); altre ci sono apparse un po’ enfatizzate sulle medie, altre ancora, al contrario, quasi tendenti a un effetto loudness, come se gli estremi prevalessero sulle medie. In generale si mantiene comunque la sensazione di rotondità, di calore e di compostezza. Forse il parametro che mi ha soddisfatto meno, specie in relazione al prezzo di listino, è stata la raffinatezza complessiva: si ha ogni tanto – ma anche qui molto dipende dalle incisioni – la sensazione di un suono un po’ “elementare”, un po’ “vuoto”: e sia ben chiaro che parlo di sfumature, non certo di carenze sostanziali. In ogni caso, il suono emesso da questi diffusori, pilotati in maniera adeguata, è decisamente presente, anche se la dinamica non mi è sembrata ai massimi livelli, né macro né micro. Con i nostri 100 W per canale su 8 Ohm questi Pontos 6 suonano belli forti anche nei nostri 40 metri quadrati, anche se, nel complesso, non si deve esagerare col volume, almeno nel nostro ambiente di ascolto e con la catena che abbiamo utilizzato, pena una sensibile perdita di controllo e una conseguente fastidiosa sensazione di indurimento: ma parlo allora di volumi quasi insopportabili per più di qualche minuto. Per i miei gusti questi AQ hanno un suono che si adatta di preferenza alle incisioni acustiche, quindi un po’ tutta la classica e tanta roba jazz, folk, eccetera. La mia sensazione è che i Pontos 6 debbano essere accoppiati al resto della catena audio con un minimo di attenzione, se non si vuol cadere in un suono troppo dolciastro e senza vita; la nostra catena, al contrario, prevedeva elettroniche assolutamente vispe e analitiche, al punto che, come detto, a volume elevato a volte il tutto sembrava perdere controllo: forse questi diffusori si accoppiano al meglio con amplificazioni bensì tendenti al chiaro e al dettagliato, ma anche molto smorzate. Dal punto di vista della scena acustica i Pontos 6 mi sono sembrati assai notevoli, considerando le generose dimensioni specialmente del frontale. L’immagine è ampia e profonda, del tutto soddisfacente, e così pure la messa a fuoco di voci e strumenti. Ho anzi avuto la sensazione che immagine e focalizzazione siano superiori alla media ottenibile con grossi diffusori da pavimento di questa fascia di prezzo, e al tempo stesso la sensazione che questi fattori dipendano più del solito dal posizionamento in ambiente di diffusori e punto di ascolto, cosa su cui, per la solita mancanza di tempo, non abbiamo potuto lavorare più di tanto. Peraltro conosciamo ormai abbastanza bene le salette di ascolto in Consound, e abbiamo un’idea piuttosto consolidata di come collocare i diffusori al loro interno. Ma ci sono sempre prodotti che riservano sorprese, a questo riguardo, e forse questi AQ avrebbero meritato più attenzione. Un esempio recente di collocazione nel nostro ambiente un po’ diversa dal solito sono stati gli Spark di Audio Physic, tanto per dirne uno. Bisogna sempre avere molta pazienza, e quindi tempo: cose che a noi purtroppo non sono quasi mai concesse, nel marasma delle normali attività del negozio.

Conclusioni.

La mia sensazione complessiva è di diffusori molto interessanti ma non per tutti. Il costo di listino è un po’ elevato per il suono che producono, ovviamente secondo il mio gusto personale, ma credo che vada in parte non trascurabile a coprire le spese per la manodopera europea, per i componenti e soprattutto per le finiture. Non sono diffusori adatti a chi ama un suono asciutto, brillante e velocissimo, e mi sono sembrati un po’ critici in termini di accoppiamento con le amplificazioni: da un lato mi sembrano da evitare – salvo gusti personali molto estremi – amplificazioni troppo dolci e calde, dall’altro mi sembra che questi AQ necessitino di amplificazioni molto smorzate, per farli suonare forte come certamente possono ma senza perdite di controllo. Questo aspetto riguarda ovviamente anche l’ambiente in cui sono inseriti, il che rende il tutto molto intrigante, come succede spesso nel nostro mondo di ascoltatori di musica riprodotta. Con questi Pontos 6 c’è da lavorare e c’è da verificare se incontrano il nostro gusto: ma se tutto va bene possono dare moltissima soddisfazione. Come sempre, se il budget è questo e non ci sono altre controindicazioni, da ascoltare attentamente.

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Impianto audio formato da:

·         Streamer Leema Stream IV, pilotato da Roon. Files su server dedicato con alimentazione Keces P14

·         DSP MiniDSP Flex

·         Integrato e DAC Audiolab 9000A ma anche DAC Counterpoint DA10 con modifica Mike Elliot e stesso integrato

·         cavi coassiali digitali: Thender

·         cavi di potenza: MIT SL9S-12 speaker

·         diffusori di confronto: Audio Physic Classic 8.

 

Locale d’ascolto a piano terra con pareti in muratura, pavimento su terra, dimensioni 8x4.5x3 circa, fortemente trattato con DAAD, Tube Traps e altri pannelli diffusori/assorbenti alle pareti e a soffitto. Acustica del locale in generale (ossia un po’ con tutti gli impianti che mi è capitato di ascoltarci) tendente all’asciutto e arioso con un problema di risonanze modali attorno ai 40 e ai 100 Hz.

Diffusori collocati a circa un quarto della lunghezza della stanza, puntati verso la parete più vicina, a circa 1.5 metri dalla posizione di ascolto e a circa 100 cm dalle pareti laterali. Orientati verso il punto di ascolto e inclinati in avanti sempre verso il punto di ascolto.ù

Seguono i commenti di Stefano (commerciale Consound)

Non posso dire di avere ascoltato a lungo questi diffusori sebbene un’idea me la sia fatta anche per la presenza di altri disponibili a paragone in showroom. Prima di tutto l’aspetto costruttivo è forse esteticamente impersonale ma la realizzazione è assolutamente solida e convincente come, ancor più, la qualità dei componenti utilizzati, a mio avviso al top di quanto possiamo pretendere in questa fascia di prezzo con particolare menzione ai driver Illuminator e Revelator della Scan-Speak.

Questi diffusori non vogliono stupire con effetti strani. La prestazione sonica è onesta e neutrale. Sebbene nessun aspetto della riproduzione mi abbia esaltato, sono convinto che il livello sia complessivamente in linea con il prezzo (si parla di circa 5000€ e quindi le aspettative non sono basse).

La presenza di dei diffusori Classic 8 di Audio Physic che per certi parametri si sono fatti preferire (capacità di discriminare il dettaglio, fuoco nella ricostruzione scenica, piacevolezza di ascolto e ricchezza armonica) hanno dato filo da torcere ai nostri protagonisti che invece per altri aspetti hanno prevalso (coerenza, dinamica generale che personalmente ho apprezzato, connubio tra controllo ed estensione in gamma bassa).

È pur vero che considerati i listini avremmo dovuto più giustamente paragonare le Pontos 6 alle più performanti Audio Physic Classic 15 e per quanto riguarda l’aspetto meramente sonico quindi, ciò risulta favorire complessivamente i diffusori tedeschi.

Rimane però una costruzione qualitativamente ineccepibile e superiore alla concorrenza e anche la (mia personale) impressione che le Pontos 6 richiedano abbinamenti sinergici per esprimersi al massimo delle loro potenzialità. 

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