Diffusori da stand Triangle Magellan Duetto
Seguono i commenti del recensore amatoriale esperto
presso lo showroom Consound.
Ascolti effettuati a inizio dicembre, con clima freddo
ma non troppo e sempre più o meno piovoso. I diffusori ci sono pervenuti usati ma
in ottimo stato; li abbiamo considerati ampiamente rodati, ovviamente, e li
abbiamo ascoltati con attenzione immediatamente dopo averli connessi al resto
della catena. All’inizio li abbiamo accoppiati male, ottenendo un suono che
tendeva all’isterico; sistemando alcune cose abbiamo poi ottenuto risultati
molto interessanti, anche se forse non per tutti. Sappiamo con certezza di
nostri clienti che li hanno graditi parecchio. Da subito è emersa la necessità
di prestare estrema attenzione ai dettagli di tutta la catena, per far suonare
questi diffusori in modo soddisfacente, almeno per le nostre orecchie. Più ci
si lavora meglio si riesce a farli suonare, direi.
Commenti di tipo soltanto “pratico” sui diffusori Triangle Magellan Duetto.
Abbiamo avuto modo di ascoltare i diffusori francesi
da stand Triangle Magellan Duetto, i predecessori della più recente versione
che aggiunge il suffisso 40th, suppongo sottinteso Anniversary. La versione non
40th che abbiamo ascoltato sembra differire dalla 40th essenzialmente per il
tweeter e per la componentistica interna, anche se non ho trovato più di tante
informazioni, al riguardo. Il costo di questi Duetto non 40th è, o era (non ho
capito se siano tuttora in produzione, ma credo di sì), di 5890 Euro di listino.
Si tratta di diffusori da stand a 2 vie con bass-reflex posizionato sul
frontale: una doppia apertura circolare piazzata in basso. Una peculiarità di
questo progetto è il tweeter caricato da una tromba, che viene dichiarata
specialmente curata per “limitare la direttività, ovvero la caduta fuori asse
del livello delle alte frequenze. Insieme al rifasatore, questa combinazione
consente di linearizzare la risposta in frequenza.” (sito Triangle, traduzione di
Google). Io da questa frase non proprio cristallina, che fa uso della negazione
di una negazione, credo di capire che la tromba permette una emissione più
aperta rispetto all’asse del tweeter, ossia che aumenta l’apertura del cono di
buona udibilità delle onde acustiche in alta frequenza, cosa che oltre a
linearizzare la risposta in frequenza, come sostengono quelli di Triangle,
credo che permetta ascolti decenti anche a persone non collocate nel cosiddetto
sweet spot, ossia il punto di ascolto privilegiato nel quale si ottengono
immagine e focalizzazione ottimali. Credo soltanto, ovviamente, e OK, stiamo
perdendo tempo. Però non so nemmeno quale sarebbe l’obiettivo ideale, perché
non so se emettere di più o di meno fuori asse sia un pregio o un difetto in
assoluto, per un tweeter. Insomma: c’è una tromba che limita la direttività, ossia
migliora l’emissione fuori asse, e tanto mi deve bastare. Il costruttore
dichiara una impedenza media di 8 Ohm e una impedenza minima – bella cosa da sapere,
se si vuole realmente capire quanto il carico visto dall’amplificatore sia o
meno difficile – di 3.4 Ohm, aggiungendo per chiarezza che l’impedenza media è
stata misurata a 1 Hz e la minima a frequenze “basse”. La sensibilità
dichiarata è di 88 dB/1W/1m. Si direbbe di aver a che fare con un carico
relativamente facile e che non dovrebbe creare problemi particolari
all’amplificazione, almeno dal punto di vista puramente elettrico. Altre
informazioni su questi diffusori peraltro abbastanza ben conosciuti si trovano
facilmente anche in rete, per esempio a partire dal sito del produttore
https://trianglehifi.com/products/magellan-duetto-40th
Per aggiungere altre notizie, sempre nel sito di
Triangle si legge che il cablaggio interno è Audioquest, e che i loro prodotti,
questo compreso, sono interamente progettati e fatti a mano – tutto: dal mobile
agli altoparlanti – in Francia, a Soissons. Sempre sul sito Triangle questi
Duetto sono dichiarati una prima volta ottimali per locali minori di 30 metri
quadrati (il nostro è più grande), e in altre due occasioni come inseribili di
preferenza in locali da 15 a 40 metri quadrati. Trattandosi di diffusori da
stand seppure non piccolissimi direi, del tutto a occhio comunque, che 40 metri
quadrati mi sembrerebbero tanti per un ascolto ottimale, ma questi diffusori
suonano effettivamente belli forti anche nel nostro locale più grande. I
morsetti per i cavi di potenza sono collocati in modo ben accessibile anche per
chi utilizza cavi grossi, sono piuttosto belli e solidi, permettono il biwiring
e, se a questo si vuole rinunciare, sono dotati – almeno credo: a noi così sono
arrivati – di ponticelli molto curati e sfiziosi. La sola cosa un po’
fastidiosa, ma forse solo per noi che abbiamo dovuto svitarli e avvitarli
diverse volte per passare dal bi-wiring al mono-wiring e quindi scollegare e
ricollegare i ponticelli, è che la filettatura dei morsetti medesimi è
veramente lunga eterna senza una ragione apparente, e serve una quantità di
tempo per rimuoverli del tutto e poi riavvitarli del tutto. Sciocchezze,
naturalmente. Dal punto di vista estetico sono prodotti un po’ più interessanti
della media: la finitura appare lussuosissima, la forma è particolare, data la
sezione a ellisse con le due estremità più lunghe tagliate, il peso è
abbondante (17 Kg l’uno) e le dimensioni non proprio minuscole: sono alti 46
cm, e profondi in proporzione. Richiedono basi d’appoggio belle solide; la
Triangle al riguardo propone delle basi dedicate, che noi non avevamo, dal
costo notevole (999 Euro di listino) e dall’estetica molto particolare, che a
me, almeno a giudicare dalle foto, piace parecchio. La forma sia dei diffusori che
degli stand è, come dico, abbastanza fuori dal comune, ma ignoro se sia una
pura questione di estetica – qui comunque ben riuscita, almeno per i miei gusti
– oppure se sia funzionale all’ottimizzazione della resa acustica. Spero che si
tratti del secondo caso … sennò mi domando con un po’ di angoscia quale sarà
stata la parcella del designer e quanto questa abbia inciso sul costo finale
dei diffusori, magari al solo scopo di ridurre il famigerato WAAF. In ogni
caso, ripeto, abbiamo a che fare con prodotti – sia i diffusori che gli stand
dedicati, e soltanto secondo il mio modestissimo parere, ovviamente – molto curati
e molto gradevoli alla vista, che molti di noi potrebbero considerare anche
eleganti complementi di arredo.
Impressioni generali sul suono dell’impianto nel locale d’ascolto.
Abbiamo iniziato gli ascolti semplicemente
collegando i diffusori a quanto già presente nella nostra saletta di ascolto
più grande e inserendoli nella catena di livello più alto a disposizione in
questo momento. Quindi streamer/DAC con controllo di volume e da qui direttamente
a un finale estremamente veloce e dettagliato. Lo streamer era pilotato da Roon
e in Roon abbiamo da subito attivato il DSP per rimuovere il paio di basse
frequenze alle quali il locale purtroppo rimbomba parecchio. In questi primi ascolti
abbiamo utilizzato un cavo di potenza relativamente economico ma molto valido
in relazione al prezzo. Risultato: un suono decisamente chiaro e aggressivo,
quasi “isterico”, che un po’ mi ha ricordato certi diffusori francesi dei tempi
andati. Questo tipo di timbrica metteva decisamente in secondo piano tutta la
parte bassa e mediobassa dello spettro di frequenze, oltre tutto. Abbiamo
quindi deciso all’istante di apportare modifiche sostanziali, sia alla catena
che al posizionamento dei diffusori, che inizialmente non forniva nemmeno una
messa a fuoco accettabile. Siamo passati a un finale comunque generoso e
capace, ma dalla timbrica leggermente più ambrata, e abbiamo inserito cavi di
potenza molto superiori ai precedenti e in bi-wiring, perdendo un sacco di
tempo, come detto, per rimuovere e poi riavvitare i ponticelli fra i morsetti a
causa della filettatura lunghissima dei morsetti medesimi. Subito le cose si
sono decisamente riequilibrate, facendoci capire di aver a che fare con
diffusori molto sensibili al setup complessivo. La timbrica resta comunque
sempre molto chiara e aperta, e la riproduzione complessiva tendente al
frizzantino, anche se con una grana di medioalto e alto non proprio finissima.
Il contenuto in bassa frequenza è notevole per il litraggio dei diffusori e i
woofer utilizzati, e nient’affatto male perché soprattutto ben teso e
supercontrollato. Purtroppo presente in quantità sufficiente a rendere
necessario, nella nostra saletta un po’ sfortunata, l’intervento del DSP, senza
il quale i modi propri del locale venivano comunque eccitati in modo
sgradevole. Questi Triangle producono un suono molto veloce e con tanta macrodinamica,
adatto, direi, a chi ascolta musica ruspante e di impatto. La scena acustica è ampia
e profonda, la messa a fuoco ottima, tutto è molto chiaro e in bella evidenza,
forse non super raffinato ma decisamente apprezzabile. Abbiamo rapidamente
cercato di verificare se fosse il cambio di ampli o di cavo ad apportare le
differenze di cui abbiamo parlato, e abbiamo lasciato il secondo finale
rimettendo i cavi di potenza economici. Immediatamente siamo tornati a un suono
più appiattito e più banale, povero, quasi sciatto … sempre intendendo tutti
questi termini come grandemente esagerati solo per tentare di farmi capire. Non
abbiamo provato il primo ampli col secondo cavo. Sembra comunque che questi
diffusori siano sensibili un po’ a tutto, se reagiscono in modo così evidente
già solo a un cambio di cavo di potenza, e la cosa a mio parere, e per la mia
esperienza, indica sempre prodotti di classe, in via indipendente dalla
personalità di ciascun oggetto. Ricordando altri diffusori della stessa classe
di prezzo e con caratteristiche soniche dello stesso tipo di questi Duetto, diffusori
che abbiamo ascoltato nella stessa catena poco tempo fa, direi che si ritrovano
alcune caratteristiche timbriche – la tendenza a un suono aperto, chiaro e
dettagliato – ma che si riscontrano differenze importanti. I Triangle hanno un
impatto in bassa frequenza molto più soddisfacente, ma non competono con gli
altri in termini di raffinatezza e di ampiezza della scena acustica. Questi Duetto
hanno un limite, almeno per i miei gusti abituati a tutt’altro tipo di
impostazione, in un filino di ruvidità, di grana grossa, di aggressività,
almeno con i componenti utilizzati nelle nostre prove. Chissà come suonerebbero
con un amplificatore valvolare molto morbido tipo certi Jadis o certi vecchi
Sonic Frontiers, per nominare solo i primi due che mi vengono in mente? A me
sembra abbastanza probabile che le impressioni di cui parlo in queste righe potrebbero
ribaltarsi, vista la sensibilità estrema che questi diffusori sembrano
mostrare, con altre catene in altri ambienti. E tanto per avvalorare questa mia
sensazione, vedo, nelle foto pubblicate sul sito Triangle, amplificazioni Octave
(danesi a valvole), Primare, Accuphase e Audio Research … un suggerimento
queste foto – se non sono state organizzate con criteri soltanto reclamistici –
lo danno eccome, mi sembra. Abbiamo poi effettuato un confronto per la verità
alquanto veloce con diffusori da stand del tutto diversi come impostazione, e
dal costo pari a quasi un terzo dei Triangle (la ragione di questa scelta per
me rimane un po’ un mistero glorioso ma così mi è stato indicato di procedere
da Stefano), ma dalle prestazioni a nostro parere molto superiori alla loro
classe di prezzo su diversi parametri. Questi nuovi diffusori suonano molto più
piano, molto più scuro, con un basso molto meno controllato dei Triangle: un
suono, al confronto, un po’ impastato e con un mediobasso più in evidenza
confronto alla chiarezza estrema dei Triangle, a cui sono decisamente inferiori
per questo aspetto. L’immagine e la messa a fuoco sono equivalenti, a onore dei
meno costosi diffusori di confronto. E invece questi ultimi vincono addirittura,
secondo me, in termini di raffinatezza, setosità e senso di realismo, specie
con la classica. Hanno meno impatto, sono senz’altro meno spettacolari, ma si
battono alla grande su altri aspetti, e qui si va naturalmente su questioni di
gusti individuali. Abbiamo infine sostituito la sorgente digitale, veramente
troppo superiore alla classe del resto della catena, con una diversa di costo più
proporzionato, mantenendo cavi e finale che ci avevano dato la maggior
soddisfazione in precedenza. La qualità del risultato complessivo è stata ovviamente
assai inferiore, ma il primo streamer costa sei volte e mezzo il secondo, offrendo
le stesse funzioni tranne un software dedicato che invece il secondo ha, non
proprio intuitivo ma ben funzionante quando si capisce cosa si deve fare. Con
lo streamer più economico l’ampiezza della scena acustica si è ridotta e il
suono in generale risulta molto meno luminoso e rotondo, finendo per sembrare
quasi asciutto. Questo secondo streamer, che pure è una gran bella macchina per
il costo a cui viene proposta, e di cui spero di parlare fra non molto, e
questi Triangle Duetto semplicemente non mi sembrano fatti uno per l’altro,
almeno nella catena in cui li abbiamo inseriti. Una ulteriore indicazione di
quanta attenzione si debba prestare nel comporre la catena audio con cui
pilotare questi diffusori. Infine, ma veramente per poco tempo, abbiamo inserito
uno streamer/DAC di classe assolutamente economica, ottenendo un risultato
abbastanza sorprendente che mi sembra interessante commentare. Nonostante il
costo quasi ridicolo di quest’ultima sorgente, io direi tuttavia che questo sia
stato il miglior accoppiamento con i diffusori francesi nella nostra catena di
ascolto, nel nostro locale e per le mie orecchie, perché questo streamer/DAC
assolutamente economico produceva un suono che tendeva a smussare certe
ruvidezze dei Triangle, e riusciva complessivamente più rotondo e musicale di
quello ottenibile con le prime due sorgenti, e soprattutto con la seconda un bel
po’ meno costosa della prima ma dieci volte più costosa di quest’ultima. Il
prezzo da pagare, specie in confronto alla costosissima prima sorgente, era una
grana decisamente più grossa e una immagine alquanto più stretta, ma nel
complesso l’accoppiata streamer supereconomico con diffusori così aperti ci è
parsa molto interessante. I soliti misteri della audiofilia!
Conclusioni.
Ecco
dei diffusori da stand molto interessanti specialmente per certi parametri, che
piaceranno moltissimo a tante persone con gusti specifici sia sui generi
musicali ascoltati sia sul tipo di suono più gradito. Diffusori che parrebbero
avere un suono decisamente personale, ma che sono anche estremamente sensibili
a cavi ed elettroniche. Quindi a me sembrano tutto sommato dei gran bei
prodotti di classe, anche se non proprio superneutri e superequilibrati come io
normalmente prediligo. Con questi Duetto, a differenza che con altri loro
prodotti da noi ascoltati in precedenza, la Triangle è un po’ tornata nella
vecchia tradizione francese, direi. Non sono diffusori per tutti, ma per chi
ascolta certi generi musicali e comunque per certi gusti sono decisamente
appetibili, e vanno allora ascoltati, ponendo però molta attenzione a tutto il
setup complessivo. Il costo è forse un po’ elevato per il suono che producono e
per i miei gusti personali, ma d’altra parte costruzione e finitura sono
assolutamente all’altezza, direi.
__________________________________________________
Impianto audio formato da:
·
streamer e DAC Vermeer Three, con controllo di volume Leedh, pilotato
da Roon. Molto velocemente, streamer e DAC Matrix TS-1 con controllo di volume,
sempre via Roon. Ancora più velocemente, streamer/DAC WiiM Pro. In ogni caso, files
su server dedicato con alimentazione Keces P14
·
filtro di rete LAN Network Acoustics fra PC e streamer con cavi LAN dedicati
·
finale di potenza Usher R-1.5 XLR; prima Leema Hydra Anniversary ma non
adatto
·
cavi di segnale: Mit SL6XLR-1 1.5 m
·
cavi di potenza: prima monowiring con Reference Cables RPMC01, poi i
miei Woodson/Zen in biwiring
·
diffusori di confronto: Audio Physic Classic 3 solo con i Reference Cables
monowiring e solo con il finale Usher.
Locale d’ascolto a piano terra con pareti in
muratura, pavimento su terra, dimensioni 8x4.5x3 circa, fortemente trattato con
DAAD, Tube Traps e altri pannelli diffusori/assorbenti alle pareti e a
soffitto. Acustica del locale in generale (ossia un po’ con tutti gli impianti
che mi è capitato di ascoltarci) tendente all’asciutto e arioso con un problema
di risonanze modali attorno ai 40 e ai 100 Hz.
Diffusori collocati a circa un quarto della lunghezza della stanza, puntati verso la parete più vicina, a circa 1.5 metri dalla posizione di ascolto e a circa 100 cm dalle pareti laterali. Orientati verso il punto di ascolto e inclinati in avanti sempre verso il punto di ascolto.
Seguono i commenti di Stefano (commerciale Consound)
Potrei semplicemente fare riferimento ai
commenti summenzionati perché, di fatto mi trovo con praticamente tutto quanto
esposto ma vorrei fare delle valutazioni integrative auspicando che possano
agevolare il lettore nell’interpretazione generale.
Per quanto riguarda la realizzazione, poco da dire: è un prodotto veramente solido, ben realizzato e, almeno nella finitura visionata, addirittura lussuoso.
I Triangle Magellan Duetto sono diffusori progettati con una cura costruttiva molto elevata, che si manifesta principalmente nella scelta dei materiali e nella struttura dei loro altoparlanti. Il tweeter, ad esempio, è una cupola da 28 millimetri realizzata in alluminio trattato. Questo materiale e il relativo trattamento, lo rendono leggero ma estremamente rigido, permettendo di ridurre al minimo l’inerzia e di ottenere una risposta lineare e dettagliata alle alte frequenze. Il tweeter è montato su un telaio metallico progettato per smorzare qualsiasi risonanza indesiderata, garantendo stabilità meccanica e pulizia nella riproduzione del suono.
Il woofer, dal canto suo, utilizza una
membrana in fibra di aramide, scelta per la sua combinazione di leggerezza e
rigidità. Questa membrana è sospesa da un surround in gomma che ne permette
movimenti lineari e controllati. La bobina mobile, realizzata in rame e montata
su un supporto resistente al calore, assicura che il woofer possa gestire
variazioni di potenza senza deformazioni o perdite di prestazioni. L’intero
telaio del woofer è rigido e accuratamente smorzato per evitare flessioni
indesiderate che potrebbero interferire con la chiarezza del suono.
Il crossover, è costruito con componenti di
alta qualità. Condensatori a film metallizzato, induttanze schermate e
resistenze metal-film sono scelti per minimizzare perdite e distorsioni, mentre
il montaggio interno su pannello isolato riduce le vibrazioni che potrebbero
alterarne il comportamento.
Al mio orecchio il suono è vivace, grandemente contrastato e, considerato che si tratta di un diffusore da supporto sebbene
non certamente micro, con un basso potente ed esteso, una gamma media viva e
descrittiva molto ben amalgamata ad una gamma alta estesa, particolarmente informativa e
precisa.
L’immagine è sviluppata in tutte le direzioni,
svincolata dai diffusori con una eccellente messa a fuoco.
Si potrebbe parlare con gli stessi termini di
tanti ottimi diffusori ma perché scegliere questi diffusori rispetto ad altri e
ancor più perché spendere questi soldi invece che un decimo o il triplo?
Prima di tutto la qualità e la finitura del
mobile non è avvicinabile da prodotti che costano significativamente meno. Per
quanto poco possa interessare questo aspetto (a me molto poco se raffrontato
alle pure prestazioni audio), al tatto e alla vista non c’è dubbio che questo è
un prodotto ben più impegnativo di altri.
All’ascolto, rispetto ad un campione nella
propria categoria come l’Audio Physic Classic 3 che su alcuni parametri offre prestazioni
apprezzabili in senso assoluto, l’inerzia del mobile, il conseguente contenimento
di risonanze indesiderate (soprattutto a volumi sostenuti) e non ultimo l’altoparlante
utilizzato sulle più costose Triangle, si fanno tutti apprezzare in modo evidente
per il modo in cui la gamma bassa è più estesa, potente controllata e scolpita.
La capacità di coinvolgimento emotivo con musica impegnativa dal punto di vista
della massa orchestrale è indubbiamente superiore a favore delle francesi. L’impatto
e l’imperturbabilità nei pieni orchestrali inoltre non sono raggiungibili da
prodotti meno impegnativi dal punto di vista economico, se non rinunciando
ampiamente ad altro…e invece dove le tedesche prese a confronto sono rinomate per la
ricostruzione scenica (normalmente superiore in maniera più o meno marcata
rispetto ai pari prezzo) le francesi non cedono un centimetro sia dal punto di
vista di dimensioni della scena che nella capacità di mettere a fuoco e sparire
come sorgenti (pur mantenendo la superiorità nel contesto dinamico e di qualità
della gamma bassa).
In gamma alta le cose cambiano e l’atteggiamento
è diverso: molto informativo ma setoso e seducente quello delle tedesche (altro
aspetto per il quale le Classic 3 sono superiori a tanti prodotti di pari
categoria transitati in showroom), molto preciso, altrettanto se non più informativo,
più luminoso ma spietato e rivelatore quello delle francesi che offrono un
superiore contrasto ma allo stesso tempo una superiore granularità e di
conseguenza un’apparente inferiore fluidità.
Questo tipo di approccio rende gli
accoppiamenti delle Duetto più difficili rispetto alle Audio Physic confrontate.
In talune circostanze potrebbe essere lamentata un’eccessiva sottolineatura con
potenziale fatica di ascolto così come, però, una grandiosa trasparenza con partner
particolarmente sinergici.
Penso si possano trovare sostenitori dell’una o dell’altra versione in pari quantità.
Salendo di prezzo nella concorrenza diretta, un prodotto assolutamente eccellente, riconosciuto e addirittura riverito quale le B&W 805D3 (al momento dell’ascolto è già in produzione la successiva D4) offre una ricostruzione scenica e una gamma dinamica di pari livello (eccellenti, una gamma alta e un dettaglio altrettanto spinto, una precisione altrettanto apprezzabile ma allo stesso tempo l’equivalente (se non superiore) rischio di abbinamenti non sinergici e una coesione con la gamma media inferiore rispetto alle francesi che per quant’altro non sembrano invece mostrare la corda rispetto alle eccellenti B&W. Pur consapevole che i prezzi dell’hi end sono ben poco giustificabili (se non rendendosi conto che i numeri ormai miseri moltiplicano l’incidenza dei costi fissi della filiera), considerando il costo delle D3 (alle quali, dal punto meramente sonico, alla fine ho preferito complessivamente le Duetto) o, ad esempio dell’eccellente Dynaudio Contour 20i esteticamente inappuntabile ma meno opulenta, nel suono più austera ma meno emotiva, più indulgente ma meno contrastata ed emozionante e (alle mie orecchie) nell'insieme quindi sonicamente a pari merito rispetto alle Duetto, ecco che il prezzo delle Triangle appare a questo punto concorrenziale rispetto ai prodotti di pari livello.
Spedizioni in tutta Italia
Lun-Ven 15-18, Sab 9-12:30 15-19
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