Amplificatore integrato con
DAC Audiolab 9000A
Seguono i commenti del recensore amatoriale esperto
presso lo showroom Consound.
Ascolti effettuati a ottobre, con clima tutto
sommato caldo ma umido per la stagione. L’integrato è arrivato in showroom
nuovo e imballato, e sinceramente lo abbiamo rodato soltanto in corso d’opera
senza tuttavia percepire grandi variazioni di suono anche dopo qualche decina
di ore di ascolto.
Commenti di tipo soltanto “pratico” sull’integrato Audiolab.
Abbiamo potuto ascoltare un amplificatore integrato
della ben nota ditta Audiolab: il modello 9000A, dichiarato operante in classe
AB, da 100 W su 8 Ohm e 160 su 4, e che di listino costa attorno ai 2300 Euro.
L’integrato contiene anche un pre phono solo MM e un DAC ESS Sabre che gestisce
file PCM fino a 192/24, file DSD fino a 512 e file MQA, quindi assolutamente
versatile e completo. Già dal primo impatto si nota il discreto peso
dell’apparecchio*, e
una discreta cura nella realizzazione, almeno per certi aspetti. Vedremo fra
poco che non tutto è perfetto, tuttavia. L’estetica complessiva è molto
Audiolab … abbastanza anonima – una cosa che in verità a me non dà fastidio
alcuno, anzi, che io detesto spendere soldi per pagare designer anziché buoni
progettisti audio. Il frontale è abbastanza tipico delle elettroniche Audiolab,
con un display multifunzione molto carino (si veda dopo), una manopola di
selezione degli ingressi, una manopola di selezione del modo di utilizzo oppure
per l’accesso al menu, un ingresso cuffia, la manopola del volume e il pulsante
di standby sormontato da un piccolo LED rosso che segnala lo stato di regolare
funzionamento. Le manopole sono grandi e solide, di utilizzo gradevole. Buona
la dotazione di ingressi sul retro: un phono solo MM, 3 ingressi linea RCA, un
ingresso RCA “Power” che suppongo sia previsto per un utilizzo dell’apparecchio
solo come finale di potenza, un ingresso linea XLR, due ingressi digitali
ottici e due digitali coassiali S/PDIF. Usando gli ingressi XLR questa macchina
non può funzionare come finale di potenza collegato a un pre esterno. Poi c’è
un ingresso USB ma non credo utilizzabile per audio, e un ingresso marcato
“update”. Infine c’è una uscita RCA marcata “Pre”, suppongo stavolta per
utilizzare l’apparecchio solo come preamplificatore e da questa uscita andare
verso un finale esterno. Le modalità di utilizzo come pre, come integrato o
come finale sono selezionabili, come detto, da una manopola sul frontale. C’è
poi una singola coppia di morsetti di uscita di fattura assolutamente normale
ma troppo vicini fra loro. C’è una antenna per il collegamento via Bluetooth.
Infine una vaschetta IEC e un piccolo e triste interruttore di alimentazione
del tutto standard. Se questa macchina ha un punto moderatamente dolente dal
punto di vista pratico è proprio la qualità di almeno parte della costruzione.
In particolare, tutti gli ingressi tipo RCA – quindi il phono, i linea e i
digitali coassiali – sono veramente economici e decisamente fragili, come del
resto capita anche con altri prodotti di questa ditta. A quanto pare in
Audiolab investono per far suonare bene a scapito della robustezza di certi
componenti, il che può creare problemi a negozianti e smanettoni che continuano
a connettere e sconnettere cavi, ma per chi si mette gli apparecchi in casa, li
collega e poi non li tocca più ovviamente non c’è problema. Il manuale di
istruzioni segnala che il 9000A è “Roon tested” che sinceramente non riesco a
capire cosa significhi, per un integrato seppure con DAC che non contiene uno
streamer. Comunque sia, l’associazione con quelli di Roon può significare
qualcosa magari in qualche futuro, e potrebbe comunque essere positiva. Quelli
di Audiolab forniscono il seguente commento riguardo la questione (https://www.audiolab.co.uk/products/9000a,
traduzione di Google Translate): “In qualità di partner Roon Tested, Audiolab
ha fornito a Roon apparecchiature per i test con una varietà di sistemi
operativi e computer diversi e ha condiviso informazioni sul suo design e sulle
sue capacità. Abbiamo un rapporto diretto con Roon e, in molti casi, il team di
supporto Roon ha a disposizione i nostri dispositivi, quindi puoi scegliere con
sicurezza di utilizzare l'hardware Audiolab con Roon.” Insomma: con questa macchina,
e per adesso, di Roon non ci interessa. Ovviamente – ma non ne parlo mai perché
non è cosa che ritengo importante o significativa – c’è in dotazione anche un
telecomando che non ho nemmeno guardato. L’accensione, le connessioni e l’uso
normale di questo apparecchio non richiedono segnalazioni particolari: va tutto
subito e tasti e manopole hanno tutti un funzionamento assolutamente intuitivo.
Il display è molto carino e accattivante, anche se a mio modestissimo parere
del tutto evitabile. Si può settare su diverse modalità: informazioni su
ingresso selezionato, volume corrente, tipo di file in riproduzione e modo di
utilizzo, oppure misuratore VU sia “digitale” che “analogico” (tutto simulato),
del tutto inutile ma abbastanza divertente, oppure per l’utilizzo del menu che
appare discretamente ricco: io trovo specialmente comoda la possibilità di
settare il guadagno degli ingressi in modo indipendente per livellare i volumi
fra ingressi diversi o comunque per adattare la corsa della manopola del volume
alla pressione sonora desiderata. Ci sono molti appassionati che
rabbrividiscono se devono posizionare la manopola del volume oltre le ore 12,
ritenendo, se costretti a farlo e ovviamente a torto completo, di avere per le
mani un amplificatore non abbastanza potente, e altri, come me, che amano avere
l’intera corsa della manopola a disposizione, per poter scegliere con maggiore
sensibilità il livello di volume desiderato. L’Audiolab 9000A permette a tutti
di essere felici, il che non mi sembra cosa trascurabile. Chi volesse maggiori
informazioni sui dettagli tecnici di questo apparecchio può iniziare dal sito
Audiolab: https://www.audiolab.co.uk/products/9000a.
Impressioni generali sul suono dell'impianto nel locale d'ascolto.
Abbiamo iniziato gli ascolti collegando uno streamer
prima a un DSP e poi al DAC interno del 9000A tramite cavi coassiali. Lo
streamer, di livello un po’ superiore a quello dell’integrato, era pilotato da
MControl e pescava files audio di formato non inferiore al CD standard su un
server esterno non dedicato. Considerando sorgente e diffusori utilizzati – da
pavimento – direi che si trattasse di una catena abbastanza equilibrata, dal
costo complessivo che si aggira sugli 8000 Euro di listino. Da subito sono
stato molto colpito dal suono prodotto da questa catena audio, che si colloca
su un livello medioalto di costo ma ci ha dato grandissima soddisfazione. Un
suono timbricamente equilibrato, molto dinamico, teso soprattutto sul medio
basso, decisamente moderno: veloce, ricco, preciso, con gran bella scena
acustica – merito anche dei diffusori, ma anche loro hanno pur bisogno di roba
buona a monte per dare il meglio –, una gran bella focalizzazione di voci e
strumenti e soprattutto una gran bella vitalità e una eccellente sensazione di
presenza fisica senza alcuna fatica di ascolto e con pochissima sensazione di
ascoltare musica riprodotta, ovviamente in relazione al livello generale della
catena di ascolto. I 100 W disponibili si fanno sentire eccome, perché c’è
un’autorevolezza che con i diffusori utilizzati normalmente manca se dietro non
c’è roba tosta. Non ci sono punti deboli, non c’è nemmeno niente di fenomenale,
intendo in relazione al costo, ma tutto è assai gradevole, persino meglio di
altre cose ascoltate in catene ben più costose ma meno equilibrate,
specialmente per quanto riguarda finali di potenza e diffusori. Insomma: una
catena ben riuscita, con sinergie molto ben riuscite, almeno per i miei gusti.
Forse il risultato non è del tutto adatto a chi predilige suoni caldi e
pastosi, ma questo aspetto è relativamente facile da controllare tramite i
diffusori, perché questo integrato è decisamente trasparente e credo che si
possa con lui ottenere facilmente il suono che si preferisce scegliendo con cura
i trasduttori. Io in generale preferisco catene come questa – essenzialmente
neutre – piuttosto che catene con spiccata personalità propria, come mi è
capitato per esempio con l’integrato di confronto che abbiamo utilizzato in
ascolti successivi. Abbiamo inizialmente ascoltato e confrontato fra loro le
accoppiate DAC + amplificazione, visto che anche l’integrato di confronto
contiene un DAC, e persino uno streamer che ovviamente non abbiamo qui preso in
considerazione. L’integrato di confronto, che di listino costa 3000 Euro,
streamer compreso, suona, con gli stessi diffusori, all’incirca allo stesso
livello del 9000A ma con un filino meno controllo sui bassi, che sono
leggermente più ridondanti e gonfi, meno tesi e precisi nonostante la presenza
del DSP tarato solo per eliminare le risonanze dovute ai modi propri – misurati
– del locale di ascolto. L’effetto complessivo è adesso di un suono leggermente
più corposo e forse più caldo, ma a scapito della precisione, almeno per i miei
gusti e all’interno di questa catena che per il resto è orientata all’analitico
e al dettagliato. Abbiamo poi trascorso un altro paio di pomeriggi confrontando
solo gli stadi di amplificazione dell’Audiolab e dell’integrato di confronto.
Siamo quindi passati a utilizzare il DAC contenuto nello streamer sfruttandone
le uscite analogiche, e rinunciando pertanto all’inserimento del DSP. Questa
rinuncia è stata possibile, e anzi auspicabile, perché questo secondo gruppo di
ascolti è stato effettuato utilizzando diffusori da stand piccolissimi,
dettagliatissimi, ariosissimi, velocissimi, con una ricostruzione scenica
spettacolosa ma del tutto senza bassi: la ditta produttrice li dichiara
rispondere da 55 a 45k Hz, ma a -10 dB, credo proprio sul basso, e con una
efficienza di 82 dB/1W/1m: io direi che sotto i 100 Hz emettono ben poco di
udibile, col loro wooferino da 10 cm. La prima osservazione rilevante, e anche
pertinente con la nota al termine di queste mie considerazioni, è che
nonostante l’efficienza veramente bassa di questi minidiffusori l’integrato
Audiolab li muove benissimo e li fa cantare alla perfezione, nei limiti della
loro estensione in frequenza. Mai ascoltati effetti tridimensionali più
evidenti, in altre catene, e la prova sia It’s a miracle, in Amused to death di
Roger Waters, in cui gli effetti derivanti da un sapiente uso della fase
acustica fanno provenire suoni veramente da ogni parte. Restano circa invariate
le caratteristiche sonore dette prima, ma con questi diffusori, veramente un
po’ estremi come filosofia, l’integrato di confronto – che suona un filo più
caldo anche se meno dettagliato, un po’ più “pasticciato” e “confuso”
(quisquilie, ovviamente, e mi si passino i termini che non vogliono essere
offensivi) – alla fine mi sembra fin più adatto dell’Audiolab, almeno per i
miei gusti che non amano gli estremi. In questa seconda catena in effetti i
diffusori sono realmente estremi come impatto, dettaglio, aria, rifinitura … ma
per fortuna anche grazia nel porgersi. Oltre tutto qui avevo collocato i
diffusori su stand un filo bassini, e resta da vedere come suonerebbero se
posizionati diversamente. Con entrambi gli integrati la tridimensionalità della
scena acustica era comunque pazzesca, meglio di qualsiasi altra cosa mai
sentita da me in questo ambiente in precedenza. Spero di poter parlare anche
dei diffusori da soli dopo un ascolto più attento e con le loro basi montate,
cosa qui non fatta per mancanza di tempo. Meritano, pur nei loro limiti di risposta
in frequenza. Comunque fra le quattro configurazioni provate io ho preferito
l’accoppiata Audiolab con i diffusori da pavimento … la più equilibrata di
tutte, pur restando parecchio viva e coinvolgente.
Conclusioni.
Un integrato di tutto rispetto come suono, anzi: al
top di quanto disponibile nella classe di prezzo, almeno per i miei gusti. Sul
suono non ho proprio niente da dire, che merita diffusori adeguati e
soprattutto merita attenzione nella taratura di tutto e, come spesso, nella
cura dell’ambiente di ascolto e delle geometrie. Peccato la costruzione non
proprio eccelsa in toto: ma da qualche parte bisogna risparmiare per tenere i
costi abbordabili e forse meglio risparmiare sullo chassis e sugli ingressi RCA
piuttosto che sui componenti che influiscono direttamente sul suono. In ogni
caso, sempre con un occhio al budget, io, per dire, avrei messo RCA più solidi
e tolto il display e relativa elettronica di controllo, sinceramente – per
quanto il display sia carino e simpatico, forse utile e certamente divertente.
A parità di costo con l’integrato di confronto (che costa di più ma ricordo
avere anche uno streamer che il 9000A non ha) io preferisco l’Audiolab per il
suono; ma chi cerca una macchina con una estetica originale e con una
costruzione decisamente solida e affidabile potrebbe orientarsi sull’altro
apparecchio, che però ha un suono un filino più personale. L’integrato Audiolab
9000A a me pare molto equilibrato e privo di idiosincrasie o predilezioni particolari,
quindi il tipo di componente audio che tendo a preferire. Come i suoi
predecessori più piccoli, un altro apparecchio da ascoltare se rientra nel
budget di spesa per un integrato con DAC.
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Impianto audio formato da:
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Streamer/DAC Leema Stream IV pilotato da MControl
·
DSP MiniDSP Flex usando i DAC interni agli integrati
·
DAC interno all’integrato (Merason Frerot) oppure DAC interno allo
streamer
·
cavi coassiali digitali Thender
·
cavi di segnale Audioquest Diamond RCA
·
cavi di potenza MIT SL9S-12 speaker
·
amplificatore integrato di confronto Gold Note IS-10 con DAC (e
streamer, mai usato) interno
·
diffusori Audio Physic Classic 8 e Fostex GX100 Limited.
Locale d'ascolto a piano terra con pareti in muratura, pavimento su terra, dimensioni 8x4.5x3 circa, fortemente trattato con DAAD, Tube Traps e altri pannelli diffusori/assorbenti a soffitto. Acustica del locale in generale (ossia un po' con tutti gli impianti che mi è capitato di ascoltarci) tendente all'asciutto e arioso con un problema di risonanze modali attorno ai 44 e ai 100 Hz.
Diffusori collocati a circa un quarto della lunghezza della stanza, a circa 1.5 metri dalla posizione di ascolto e a circa 100 cm dalle pareti laterali. Decisamente orientati verso il punto di ascolto .
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* Una parolina veloce e vagamente polemica su questa mia affermazione, che peraltro ammetto essere assai vaga. Inizio col puntualizzare: questo apparecchio pesa esattamente 9.4 Kg, stando a quanto dichiarato dalla ditta Audiolab. Noi non lo abbiamo pesato, per dire la verità, e abbiamo anche visto che in altri siti di negozianti viene dato come pesante 8.4 Kg; tendo a credere alla ditta produttrice, tutto sommato. Cercando tramite la cosiddetta “intelligenza artificiale” in internet – e vorrei essere polemico anche su questa cosa: l’“intelligenza artificiale”, tanto di moda su internet, di intelligente non ha assolutamente alcunché: è soltanto un software che fa ricerche veloci e organizza i relativi risultati in modo apparentemente “intelligente” che in realtà più che intelligente è, o cerca di essere, intelligibile … cosa ben diversa dalla vera IA, ancora in corso di sviluppo e credo ben lontana dall’essere disponibile a noi comuni mortali – cercando in internet, dicevo, il peso medio di integrati da 100 W di costo inferiore a 2500 Euro si ottiene la risposta “fra 5 e 15 Kg”. Il nostro si collocherebbe quindi circa attorno a un valore medio. Io lo dichiaro abbastanza pesante semplicemente perché se provo ad alzarlo per spostarlo faccio una discreta fatica, che peraltro mi sembra superiore alla fatica che faccio di solito con apparecchi equivalenti. Questo apparecchio, sempre stando a quanto si trova in internet – quindi tutte cose da prendere comunque con beneficio di inventario – nella sezione di alimentazione contiene: “Trasformatore: Utilizza uno specifico trasformatore toroidale da 320 VA personalizzato, progettato per fornire potenza pulita e gestire carichi impegnativi degli altoparlanti. Capacità di riserva: È accoppiato a quattro condensatori di riserva da 15.000 microfarad ciascuno (per un totale di 60.000 mF), che aiutano a mantenere un controllo saldo sulla musica e garantiscono un’eccellente gamma dinamica. Stadio di potenza: La sezione dell'amplificatore di potenza funziona in classe AB, con una topologia CFB (Complementary Feedback) che garantisce stabilità termica e linearità superiori.” Stando alla mia modestissima esperienza, stando a quanto si legge, e soprattutto per come questo integrato muove diffusori anche non facilissimi, direi quindi che (a) l’alimentazione di questo 9000A è superiore alla media nella classe di prezzo e che (b) il suo peso, probabilmente dovuto alla presenza di un toroidale sostanzioso, è pure superiore alla media nella sua classe di prezzo. Vi domanderete: è impazzito? be’, sì, lo ammetto: del tutto sano di mente non sono … in effetti perdo tempo a commentare un buontempone che su Youtube ci dà gratuitamente, e offensivamente, dei “poco seri” per aver dichiarato pesantino questo apparecchio. Confermo: è pesantino; e confermo: è alimentato bene, almeno nella sua classe di prezzo. Non compete con, diciamo, un Pass Labs, ma non vedo perché dovrei preoccuparmi qui di mostri di quel genere.
Seguono i commenti di Stefano (commerciale Consound)
In questo caso specifico le mie impressioni ricalcano quasi pedissequamente le note del recensore.
Vorrei però evidenziare che pur avendo
apprezzato e dimostrato il 6000A dello stesso costruttore ponendolo come
riferimento della categoria, ero prevenuto nei confronti del 9000 come se il
costruttore avesse cominciato ad attaccare una fascia di prezzo fuori dalla
propria portata.
Da questo punto di vista mi dichiaro sorpreso
e anche un pochino esaltato.
Se nell’aspetto costruttivo/estetico (display
a parte che è molto intrigante) nulla di questo Audiolab appare regalato e
sebbene il peso (per quanto poco possa al sottoscritto interessare) non lo
ponga tra i molossi di riferimento, invece dal punto di vista meramente sonico
e di interfacciabilità sia per la parte amplificatrice che per la parte dac
penso che questo prodotto abbia messo entrambi i piedi in territorio hi-end,
travalicando anche la propria categoria di prezzo.
Secondo la mia esperienza le sinergie tra
componenti hanno sempre la maggiore possibilità di superare per prestazioni
quanto ottenibile da componenti significativamente più costosi ma male
assortiti; tuttavia questo dac/amplificatore integrato passa una quantità di
informazioni che lo rendono certamente compatibile con catene di livello
superiore e per quanto mi riguarda il 9000A di Audiolab può essere considerato
un riferimento al quale gli altri dovranno confrontarsi.
Buoni ascolti da Consound!
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