Diffusori da pavimento Acoustique
Quality Pontos 6
Seguono i commenti del recensore amatoriale esperto presso lo showroom Consound.
Ascolti effettuati a novembre, inizialmente non tanto freddo e piuttosto asciutto, in seguito molto molto più freddo ma sempre poco umido. I diffusori ci sono arrivati già ampiamente usati, seppure in ottimo stato, e quindi, almeno suppongo, ben rodati. Sento dire che il rodaggio per questo prodotto è veramente indispensabile, ma non ne ho idea diretta, anche se per la mia esperienza tutti i trasduttori hanno sempre necessità di un buon rodaggio, prima di suonare decentemente.
Commenti di tipo soltanto “pratico” sui diffusori Acoustique Quality Pontos 6.
Ecco un prodotto audio relativamente poco noto –
perlomeno a me: non ne avevo mai sentito nominare nemmeno la marca – che ci è
arrivato in negozio un po’ per caso e di cui parliamo volentieri proprio per
darne qualche notizia a chi come noi ne ignorava ogni cosa. Si tratta dei
diffusori Pontos 6 della ditta della Repubblica Ceca Acoustique Quality, che
nel seguito abbrevieremo, come fanno loro stessi, con AQ: due mobili di
notevole ingombro, dichiarati prodotti proprio in Repubblica Ceca, non in Cina o
altrove con manodopera a basso costo. Il loro prezzo di listino si aggira sui 5000
Euro per la coppia; quelli di AQ li annunciano distribuiti in Italia da New
Audio, di Mondovì, che a noi tuttavia risulta essere più un normale negozio che
un importatore … ma queste ormai sono cose abbastanza comuni nel mondo un po’
sinistrato dei prodotti audio. Sono diffusori da pavimento a 3 vie ma con
doppio woofer da 20 cm cadauno, bass-reflex anteriore posto alla base del
frontale, dichiarati da 8 Ohm di impedenza media e di efficienza pari a 89
dB/1W/1m. Come ho detto, sono diffusori da pavimento di ingombro non
indifferente: sono alti più di un metro e pesano ciascuno più di 25 Kg, col
frontale largo 25.6 cm. Tutte queste informazioni, che peraltro si trovano
facilmente anche in rete, per esempio a partire dal sito del produttore
https://www.aqaudio.cz/en/aq-pontos-6-p31429/
hanno tutto sommato un minimo di rilevanza in quanto
potrebbero dare le prime basi, seppur vaghe, per stabilire la compatibilità di
questi diffusori col proprio ambiente e con il resto della catena audio
utilizzata a monte. Il notevole ingombro fa capire che serve un po’ di spazio
dove collocarli, e la non trascurabile larghezza del frontale suggerisce che si
debba prestare attenzione al loro posizionamento, per ottenere una immagine
acustica adeguata. I dati di targa elettrici sembrano suggerire che i Pontos 6
non costituiscano un carico particolarmente impegnativo, ma la presenza del
doppio woofer, il volume stesso dei diffusori e il loro presunto/probabile
impiego in locali non minuscoli suggeriscono di prestare comunque attenzione
all’amplificazione, specialmente se si intende ascoltare a volumi alti. L’apparente
capacità di spingere parecchio in basso, vista la presenza di 2 woofer da 20 cm
su ogni diffusore, fa inoltre supporre di dover prestare grandissima attenzione
all’interazione acustica con l’ambiente, perché questi apparecchi potrebbero
facilmente eccitare i modi propri del locale di ascolto in bassa frequenza,
causando effetti assolutamente sgradevoli. Il notevole ingombro esterno a
qualcuno piacerà a qualche altro meno … questione di gusti e di possibilità. Io
preferisco, almeno in linea di principio, diffusori con grande volume perché
punto al suono più completo possibile, ma come ben sappiamo ci sono anche gli
appassionati a oltranza dei minidiffusori, che hanno pure le loro ottime
ragioni. Questi Pontos 6 non sono decisamente minidiffusori. Tutti questi sono
comunque discorsi vaghi e puramente teorici, che lasciano il tempo che trovano
in ogni caso, perché per farsi una idea precisa servono sempre ascolti
prolungati e attenti. Noi abbiamo subito deciso di collocare questi diffusori
nella saletta di ascolto più grande di Consound, di utilizzare un DSP per
mitigare le importanti risonanze del nostro ambiente in bassa frequenza e di
pilotarli con un bell’integrato da 100 W per canale su 8 Ohm con alimentazione
adeguata. I morsetti sul retro dei diffusori appaiono di qualità media e
permettono il biwiring; i ponticelli in dotazione (credo) sono costituiti da spezzoni
di cavo di potenza in apparenza molto migliore del solito tristissimo piastrone
in ottone che viene spesso fornito con diffusori anche di costo molto
superiore: bravi cechi. Gli stessi cechi dichiarano che il cablaggio interno dei
Pontos 6 sia Audioquest e che gli altoparlanti siano Scan-Speak. Il mobile in
apparenza è molto curato: la finitura è veramente lussuosissima, almeno la nera
lucida che abbiamo avuto qui da noi e considerando il prezzo elevato ma non
proprio astronomico. La costruzione interna viene dichiarata specialmente curata
per ridurre le risonanze del mobile stesso. Insomma: dal punto di vista
costruttivo e dell’utilizzo pratico sembra trattarsi di un prodotto molto
valido; dal punto di vista estetico non dice granché, almeno a me, visto che si
tratta di parallelepipedi regolari con gli spigoli leggermente stondati ma
senza alcuna ricerca particolare. Io non sono affatto interessato all’estetica
dei prodotti audio, ma se incontro oggetti – i B&W Nautilus ma anche i
B&W dagli 802 in su, oppure i Vivid, eccetera – con una estetica magari
stravagante, bella o brutta che sembri non conta perché de gustibus ecc. ecc.,
ma palesemente pensata per puntare al suono migliore possibile allora li
apprezzo – e li pago, se l’ascolto conferma le premesse – senza discutere. Con
questi Pontos non c’è alcuna ricerca al riguardo, ma se non altro con loro non
si finisce per spendere soldi inutilmente se non forse per la finitura, che
come ho detto sembra importante e costosa … e per le mie inclinazioni spendere
tanti soldi per la finitura di un diffusore equivale a buttarli, salvo appunto
il caso che proprio quella finitura contribuisca al suono. Ma tantissimi la
pensano ben diversamente da me, con ottime ragioni, e tutti costoro
apprezzeranno certamente i vari strati di lacca utilizzati per rivestire con
grandissima cura l’esterno di questi diffusori. Che in ogni caso, sempre beninteso
per i miei gusti, rimangono con una estetica un tantino anonima.
Impressioni generali sul suono dell’impianto nel locale d’ascolto.
Il primo aggettivo che mi viene in mente dovendo esprimere
un commento su questi AQ è “composti”, nel senso di compostezza, equilibrio,
stabilità, mancanza di estremismi. Dal punto di vista timbrico mi sono sembrati
decisamente estesi ma con una certa tendenza a privilegiare basse e mediobasse.
Qui il discorso è comunque sempre difficile, perché un ascolto equilibrato, in
questo range di frequenze, dipende in massima parte dall’ambiente di ascolto.
La saletta di Consound è grandicella, cosa che ci permette di collocare i
diffusori lontanissimi dalla parete di fondo – il che è molto bene per vari
aspetti: sia la profondità della scena acustica sia la minimizzazione
dell’interazione del bass-reflex con le pareti –, ma non grandissima e non ben
proporzionata, cosa che crea problemi di modi propri del locale che si
sovrappongono e creano rimbombi veramente fastidiosi a frequenze ben precise.
Come ho detto, nella catena utilizzata abbiamo subito deciso di inserire un DSP
per garantirci un minimo di equilibrio e pulizia in bassa frequenza, ma
l’effetto complessivo, con questi diffusori, è comunque rimasto di calore e di
ricchezza sulle mediobasse. A dire il vero, la timbrica ci è sembrata più
dipendente del solito dalla registrazione utilizzata, il che normalmente è un
buon segno perché potrebbe essere una conseguenza della neutralità dei
componenti utilizzati e dell’intero progetto. Con la nostra catena di ascolto,
costituita da streamer pilotato da MControl, DSP e DAC interno all’integrato,
alcune incisioni, che con altre catene suonavano quasi acide, adesso ci sono
parse decisamente più “addolcite” (per esempio Art Blakey, A night in Tunisia);
altre ci sono apparse un po’ enfatizzate sulle medie, altre ancora, al
contrario, quasi tendenti a un effetto loudness, come se gli estremi
prevalessero sulle medie. In generale si mantiene comunque la sensazione di
rotondità, di calore e di compostezza. Forse il parametro che mi ha soddisfatto
meno, specie in relazione al prezzo di listino, è stata la raffinatezza
complessiva: si ha ogni tanto – ma anche qui molto dipende dalle incisioni – la
sensazione di un suono un po’ “elementare”, un po’ “vuoto”: e sia ben chiaro
che parlo di sfumature, non certo di carenze sostanziali. In ogni caso, il
suono emesso da questi diffusori, pilotati in maniera adeguata, è decisamente presente,
anche se la dinamica non mi è sembrata ai massimi livelli, né macro né micro. Con
i nostri 100 W per canale su 8 Ohm questi Pontos 6 suonano belli forti anche
nei nostri 40 metri quadrati, anche se, nel complesso, non si deve esagerare
col volume, almeno nel nostro ambiente di ascolto e con la catena che abbiamo
utilizzato, pena una sensibile perdita di controllo e una conseguente
fastidiosa sensazione di indurimento: ma parlo allora di volumi quasi
insopportabili per più di qualche minuto. Per i miei gusti questi AQ hanno un
suono che si adatta di preferenza alle incisioni acustiche, quindi un po’ tutta
la classica e tanta roba jazz, folk, eccetera. La mia sensazione è che i Pontos
6 debbano essere accoppiati al resto della catena audio con un minimo di
attenzione, se non si vuol cadere in un suono troppo dolciastro e senza vita;
la nostra catena, al contrario, prevedeva elettroniche assolutamente vispe e analitiche,
al punto che, come detto, a volume elevato a volte il tutto sembrava perdere
controllo: forse questi diffusori si accoppiano al meglio con amplificazioni bensì
tendenti al chiaro e al dettagliato, ma anche molto smorzate. Dal punto di
vista della scena acustica i Pontos 6 mi sono sembrati assai notevoli,
considerando le generose dimensioni specialmente del frontale. L’immagine è
ampia e profonda, del tutto soddisfacente, e così pure la messa a fuoco di voci
e strumenti. Ho anzi avuto la sensazione che immagine e focalizzazione siano
superiori alla media ottenibile con grossi diffusori da pavimento di questa
fascia di prezzo, e al tempo stesso la sensazione che questi fattori dipendano
più del solito dal posizionamento in ambiente di diffusori e punto di ascolto,
cosa su cui, per la solita mancanza di tempo, non abbiamo potuto lavorare più
di tanto. Peraltro conosciamo ormai abbastanza bene le salette di ascolto in
Consound, e abbiamo un’idea piuttosto consolidata di come collocare i diffusori
al loro interno. Ma ci sono sempre prodotti che riservano sorprese, a questo
riguardo, e forse questi AQ avrebbero meritato più attenzione. Un esempio
recente di collocazione nel nostro ambiente un po’ diversa dal solito sono
stati gli Spark di Audio Physic, tanto per dirne uno. Bisogna sempre avere
molta pazienza, e quindi tempo: cose che a noi purtroppo non sono quasi mai concesse,
nel marasma delle normali attività del negozio.
Conclusioni.
La
mia sensazione complessiva è di diffusori molto interessanti ma non per tutti.
Il costo di listino è un po’ elevato per il suono che producono, ovviamente
secondo il mio gusto personale, ma credo che vada in parte non trascurabile a
coprire le spese per la manodopera europea, per i componenti e soprattutto per
le finiture. Non sono diffusori adatti a chi ama un suono asciutto, brillante e
velocissimo, e mi sono sembrati un po’ critici in termini di accoppiamento con
le amplificazioni: da un lato mi sembrano da evitare – salvo gusti personali
molto estremi – amplificazioni troppo dolci e calde, dall’altro mi sembra che
questi AQ necessitino di amplificazioni molto smorzate, per farli suonare forte
come certamente possono ma senza perdite di controllo. Questo aspetto riguarda
ovviamente anche l’ambiente in cui sono inseriti, il che rende il tutto molto
intrigante, come succede spesso nel nostro mondo di ascoltatori di musica
riprodotta. Con questi Pontos 6 c’è da lavorare e c’è da verificare se
incontrano il nostro gusto: ma se tutto va bene possono dare moltissima
soddisfazione. Come sempre, se il budget è questo e non ci sono altre
controindicazioni, da ascoltare attentamente.
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Impianto audio formato da:
·
Streamer Leema Stream IV, pilotato da Roon. Files su server dedicato
con alimentazione Keces P14
·
DSP MiniDSP Flex
·
Integrato e DAC Audiolab 9000A ma anche DAC Counterpoint DA10 con
modifica Mike Elliot e stesso integrato
·
cavi coassiali digitali: Thender
·
cavi di potenza: MIT SL9S-12 speaker
·
diffusori di confronto: Audio Physic Classic 8.
Locale d’ascolto a piano terra con pareti in
muratura, pavimento su terra, dimensioni 8x4.5x3 circa, fortemente trattato con
DAAD, Tube Traps e altri pannelli diffusori/assorbenti alle pareti e a
soffitto. Acustica del locale in generale (ossia un po’ con tutti gli impianti
che mi è capitato di ascoltarci) tendente all’asciutto e arioso con un problema
di risonanze modali attorno ai 40 e ai 100 Hz.
Diffusori collocati a circa un quarto della lunghezza della stanza, puntati verso la parete più vicina, a circa 1.5 metri dalla posizione di ascolto e a circa 100 cm dalle pareti laterali. Orientati verso il punto di ascolto e inclinati in avanti sempre verso il punto di ascolto.ù
Seguono i commenti di Stefano (commerciale Consound)
Non posso dire di avere ascoltato a lungo questi diffusori sebbene un’idea me la sia fatta anche per la presenza di altri disponibili a paragone in showroom. Prima di tutto l’aspetto costruttivo è forse esteticamente impersonale ma la realizzazione è assolutamente solida e convincente come, ancor più, la qualità dei componenti utilizzati, a mio avviso al top di quanto possiamo pretendere in questa fascia di prezzo con particolare menzione ai driver Illuminator e Revelator della Scan-Speak.
Questi diffusori non vogliono stupire con effetti strani. La prestazione sonica è onesta e neutrale. Sebbene nessun aspetto della riproduzione mi abbia esaltato, sono convinto che il livello sia complessivamente in linea con il prezzo (si parla di circa 5000€ e quindi le aspettative non sono basse).
La presenza di dei diffusori Classic 8 di Audio Physic che per certi parametri si sono fatti preferire (capacità di discriminare il dettaglio, fuoco nella ricostruzione scenica, piacevolezza di ascolto e ricchezza armonica) hanno dato filo da torcere ai nostri protagonisti che invece per altri aspetti hanno prevalso (coerenza, dinamica generale che personalmente ho apprezzato, connubio tra controllo ed estensione in gamma bassa).
È pur vero che considerati i listini avremmo dovuto
più giustamente paragonare le Pontos 6 alle più performanti Audio Physic Classic
15 e per quanto riguarda l’aspetto meramente sonico quindi, ciò risulta favorire complessivamente i diffusori tedeschi.
Rimane però una costruzione qualitativamente
ineccepibile e superiore alla concorrenza e anche la (mia personale) impressione che
le Pontos 6 richiedano abbinamenti sinergici per esprimersi al massimo delle
loro potenzialità.
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Lun-Ven 15-18, Sab 9-12:30 15-19
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